1932, storia di un semi-calzolaio e di un medico

DI ANTONIO MARTONE

 

 

 

 

 

 

Era un paese piccolo disposto  su una montagna di media grandezza. D’inverno c’era la neve. La vita era dura ma gli abitanti vi erano abituati da generazioni: della montagna, conoscevano tutti i segreti e per loro era quella la madre. Una grande madre che li aveva sempre protetti dalle invasioni e da un fiume fin troppo vivace che, nella valle laggiù, non di rado straripava, provocando danni a cose e persone. 

Visto dall’alto, il fiume si snodava come un enorme serpente azzurrino con le squame adamantine che effondevano i loro riflessi, come punte acuminate, fin nelle pupille degli abitanti della montagna.

Si viveva di una agricoltura assai povera e di pastorizia. Era il 1932 e gran parte dell’Italia viveva protetta dall’antichissima cultura contadina. È vero che c’era il fascismo ma nel paese di montagna ce ne si accorgeva soltanto quando i ragazzi dovevano impegnare i pochissimi risparmi dei genitori per comprare gli abiti da cerimonia che occorrevano per il sabato fascista. Nessuno si poteva sottrarre dal parteciparvi: era troppo importante far sapere a tutti quanto si fosse felici del Duce e del mirabile ritorno della potenza italiana sulla scena del mondo.

Tuttavia, non tutti erano agricoltori o pastori. In paese c’erano anche dei notabili. Il farmacista, il medico e il maestro di scuola – chissà mai perché tutti visceralmente fascisti – erano i “don” del posto e tutti, quando li incontravano, li salutavano con ampi gesti di ammirazione e di rispetto a cui facevano eco dei gesti appena accennati come se il rispondere a quei saluti fosse un favore personale che prima o poi doveva essere pur restituito.

“Le scarpe di casa sono tutte rotte”, esclamò la moglie del medico al marito. Il medico alzò lo sguardo dal suo bicchiere di vino e disse che se ne sarebbe occupato lui. La sera stessa incrociò per strada un contadino semi-calzolaio, chiedendogli di andare a casa sua per aggiustare tutte le scarpe di casa.

La mattina dopo, il semi-calzolaio si mise subito, ed alacremente, al lavoro. Fattasi ora di pranzo, il compito non era ancora finito. Allora la moglie del medico portò alcune vivande al contadino insieme ad un fiasco di vino e acqua fresca. A quella vista, il pover’uomo sbianco’ in viso e per qualche istante non riuscì a parlare. Quando riprese coraggio, con grande partecipazione e senso di gratitudine, pronunciò le seguenti parole: “Dio mi ha voluto beneficare attraverso voi signora ma io non merito tanta grazia.

E poi, come posso mangiare tutte queste ottime cose sapendo che i miei figli e mia moglie hanno fame a casa? No, non posso. Se lo facessi, io non sarei degno della vostra bontà e il Signore mi punirebbe. Ma non sia mai che rifiuto il vostro invito: se posso chiedere, fate un pacchetto in modo ch’io possa stasera cenare insieme a quella povera donna di mia moglie che è diventata magra magra dopo l’ultima gravidanza e non sta bene e i miei figli. Che Dio vi benedica Signora. Vi bacio le mani

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Pubblicato da scrignodipandora

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