23Novembre 1980-23Novembre 2021: terremoto Irpinia, dopo quarant’anni cerco ancora chi non c’è più

DI MARIA RONCA

Ti starai chiedendo che cosa sono 90 secondi, interminabili e sufficienti a cambiare la vita.

La potenza evocativa di un oggetto, di un ricordo, di una data.
Una pentola di rame e s’apre la mente. Questo è l’oggetto a me più caro: la pentola caduta durante la scossa. È nella mia cucina come simbolo di quell’immane tragedia.

Quell’oggetto mi riconduce alla memoria di un popolo, di una famiglia, di un paese, della solidarietà, di un “Angelo”, di nome e di fatto, volato via troppo presto, tra le macerie di una intera palazzina che collassò, come sabbia, inghiottire la vita.

Il tempo sussurra, vive, scandisce, placa. Ricorda, di non dimenticare.
La nenia rimbomba nella Chiesa Madre a ricordo di tutte le vittime, come allora che non contiene persone, ma invocazioni.
S’incontrano terremoto e pandemia in un lasso di tempo indefinito.
Richiami e rinvii a tempi migliori.

È domenica 23 novembre 1980, ho sei anni e frequento la prima elementare. Sono le 19:34. La terra trema, la luce va via, il fuoco traballa, sembra danzare, la pentola di rame cade sulla testa di mio nonno, mi stringo alla seggiola impagliata, sembro tamburellare su un tappeto mobile, le immagini sono nitide, stampate su visi e mani che si allungano… si cercano, si afferrano.

Nonna sulla sedia a rotelle è più pallida del solito, avvolta nel suo scialle di lana rosa, cadono oggetti, i bicchieri tintinnano nella vetrina, il lampadario oscilla di qua e di là, il frastuono, il boato
si unisce alle urla strazianti, disperate: “È il terremoto!”
Una parola incomprensibile, per me, una sconosciuta fino a quel momento. Cado dal gradino della stanza che separa cucina e sala da pranzo, sono completamente avvolta nel buio… Ho paura! Sono sola, ancora alcuni istanti, chiudo gli occhi, le gambe mi tremano, sono come bloccate, non riesco ad alzarmi.

È finito! Fuori è l’apocalisse.
Tutto tace!
Tutto è immobile!
Come allora cerco chi non c’è più.

23 Novembre 1980

Una domenica come tante
dai nonni al paese.
Il sole tramontava dietro i tetti
non era il tramonto di sempre
il sole sembrava più grande
stranamente faceva caldo
s’affollavano presagi, speranze, fantasie…
Una domenica come tante
davanti al camino scoppiettante
la cucina illuminata come a mezzogiorno
all’improvviso senza preavviso
trema tutto
la pentola di rame che cade
il lampadario che dondola
la sedia che balla
tremula la luce del camino
si muovono come ubriache
mamma e zia.
Trambusto e grida
in quegli eterni secondi
e poi…
la terra tacque
e il silenzio tombale
avvolse il paese e ogni cosa.

Maria Ronca, Sociologa

Immagine tratta dal web