A chi vuoi più bene?

DI GIOVANNI BOGANI

“A chi vuoi più bene?”.

Lo domandavi sempre tu. Papà non lo chiedeva mai. I bambini prendono tutto sul serio: e dunque passavo minuti a interrogarmi. A chi volevo più bene?

Ma perché mai me lo chiedevi, poi?
Mica era una gara.

“Quanto bene mi vuoi?” chiedevi.
“Tanto”.
“Ma tanto quanto?”.
E io: così.

E allargavo le braccia a dare una misura, secondo me adeguata. Ma non eri contenta. Allora allargavo di più le braccia, e dicevo: “Coosììì…”. E sembravi un po’ più contenta. “Ma così quanto?”.
“Uffa, mamma! Due chili e mezzo!”. E tu ridevi, forse perché ti rendevi conto di quanto fosse assurdo tutto quanto.

O forse perché due chili e mezzo ti sembrava un po’ poco.

La nonna mi diceva “guarda che tuo papà è d’oro!”, e io non lo mettevo in dubbio. Non ho mai pensato che tu ti potessi sentire in minoranza, con quella nonna così sprint, così disinvolta, che sapeva conversare con tutti e non aveva paura di nessuno. Tu che venivi dal Sud, o meglio: nella mente della nonna eri, e saresti sempre stata, meridionale, dunque sempre qualcosa di meno, rispetto a una donna cresciuta fra Peschiera e Castelfranco Veneto, con le radici da qualche parte fra Como e Varese, figlia e nipote di colonnelli dell’esercito, con parenti che si chiamavano Leonida, Achille, Ettore, mica nomi da ridere.

Chissà se avevi, in qualche angolo dei pensieri, il timore di perderti, perché qualcuno mi avrebbe insegnato a disprezzarti, a considerarti un po’ di meno, rispetto all’altra ala della famiglia, quella “buona”.

E così, continuavi a chiedermi quanto bene ti volessi. Ma che ne sa un bambino di quanto bene vuole? I suoi genitori sono il suo mondo, sono lì da sempre e per sempre, o almeno così crede. La vita comprendeva il fatto che tu ci fossi, e che papà ci fosse.

Facevi parte della vita, facevi parte del mondo, come le albicocche o l’aranciata Idrolitina, come le foglie d’autunno o i costumi a Carnevale, come le partite che si giocavano la domenica tutte insieme alle 15, o come il fatto che il primo giorno di ottobre si andava a scuola. Facevi parte della vita, così come la mia vita faceva parte di me, non potevo immaginare che non esistesse.

Non potevo immaginare di non esistere io, e non potevo immaginare che un giorno non esistessi tu. E il mio quartiere era il centro dell’universo, questo spicchio di terra chiamato Rifredi era il centro del mondo tutto, e tu eri il mondo, e non c’era bisogno di andare fuori da lì.

Quanto bene ti voglio, mamma? Facciamo anche tre chili.

Immagine tratta dal web

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