A proposito di Quentin Tarantino

DI GIOVANNI BOGANI

 

Di mamma ce n’ è una sola. Ma la rabbia, una rabbia magari covata per anni, il risentimento, il rancore per umiliazioni subite da bambini, possono portare persino alla voglia di annullare il legame più forte che ci sia nella vita.

È quanto è accaduto a Quentin Tarantino, il regista di Pulp Fiction e di C’ era una volta… a Hollywood. Il quale ha rivelato di non aver mai dato a sua madre un centesimo di quanto ha guadagnato, nella sua lunga e fortunatissima carriera di regista, vincitore di due Oscar. Al momento, il suo patrimonio è stimato in 120 milioni di dollari.

«Niente case per mia mamma, né vacanze né automobili. Promisi a me stesso che, una volta raggiunto il successo, lei non avrebbe visto un centesimo da me. E lo promisi a me stesso all’ età di dodici anni», ha confessato il regista, pochi giorni fa, al conduttore Brian Koppelman durante il podcast The Moment.

Ma perché? Perché decidere questa sorta di vendetta? L’ origine, la causa, sono nei commenti crudi, sprezzanti, che sua madre gli rivolse quando lui era un bambino. Una madre che, a sua volta, era poco più grande di lui: Quentin nasce infatti nel 1963 da Tony, musicista italoamericano che fa perdere le sue tracce per vent’ anni, e da Connie. Che, all’ epoca, è appena sedicenne.

Non dev’essere facilissimo, a sedici anni, quanti ne aveva Connie Zastoupil, ritrovarsi a crescere un figlio, da sola. E si possono fare errori: dettati dall’ inesperienza, dalla rabbia di essere finiti in un vicolo cieco dell’ esistenza, da mille cose. Il giovane Tarantino, a scuola andava male. E nelle ore in aula, invece di seguire le lezioni, scriveva soggetti di film. Sua madre, indispettita, lo rimproverava. E in una occasione almeno, lo fece cercando di ferirlo nel punto più vulnerabile.

«Una volta, mia madre era seduta accanto ai miei insegnanti. Ero stato sorpreso a scrivere soggetti nelle ore di lezione. Gli insegnanti lo videro come un atto di sfida, di ribellione. Mia madre mi rimproverò e, nel bel mezzo del discorso, mi disse con sarcasmo ‘Ah, e fra parentesi: ma quella tua carriera di scrittore?’, mettendo la parola ‘scrittore’ fra virgolette, con le dita. ‘È finita, vero?’». Al giovane Tarantino quel commento deve aver toccato un nervo scoperto. «Quando mia madre mi ha parlato in quel modo sarcastico, nella mia testa mi sono detto: ‘Ok, signora mia, quando diventerò uno scrittore di successo, tu non vedrai un centesimo da tutto questo – ricorda il regista di Bastardi senza gloria -. Non ci saranno case per te, non ci saranno vacanze, non ci saranno automobili di lusso. Non avrai niente, perché mi hai detto questa frase».

Rabbie giovanili. Che in un altro, magari, si smontano in un’ ora. Nella testa di Quentin Tarantino, invece, sono rimaste, a macerare, a sobbollire, per mezzo secolo. Tarantino non scherzava, e ha rivelato al conduttore del programma, Koppelman, di essersi attenuto rigidamente alla promessa fatta a se stesso. «L’ ho aiutata a uscire fuori da un pasticcio con le tasse da pagare, ma nient’ altro», ha detto. «Niente Cadillac per lei».

Il cineasta ha aggiunto: «È importante che i genitori capiscano che i loro commenti possono avere un impatto forte sui figli. Le parole che dici, quando hai a che fare con i bambini, hanno delle conseguenze. Ricordiamocelo: ci sono delle conseguenze, se usi un tono sarcastico verso ciò che, per loro, è importante».

E, su questo, Tarantino tutti i torti non li ha. Dovrà comunque ricordarsene anche lui, dato che adesso, con la moglie – la cantante israeliana Daniella Pick – è padre di un bambino di 18 mesi, Leo. Dovrà ricordarsi di non accogliere con sarcasmo i suoi sogni, le sue speranze, le sue aspirazioni.

Da www.Quotidiano.net

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Pubblicato da scrignodipandora

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