Abitiamo una società malata, dove il web oramai si confonde troppo facilmente con la realtà

di Giovanna Mulas

Molti anni fa venni a sapere per caso e da terze persone che uno dei miei figli, allora bambino, l’aveva fatta grossa. Insomma, dire ‘grossa’ forse è troppo; sì rappresentava un’offesa all’etica impartitagli, soprattutto con l’esempio di vita.
Rammento che, addolorata, furiosa ma consapevole, acchiappandolo per mano lo accompagnai davanti all’adulto coinvolto nell’offesa; umiliai mio figlio sentendomi io stessa uno schifo per la MIA azione, non per la sua, in quel caso una bambinata ma che, non punita, poteva avere brutte conseguenze per il suo futuro di uomo.
Chiedi scusa al signore per ciò che hai fatto-, avevo imposto a mio figlio e lui, umiliato ma consapevole dello sbaglio, aveva chiesto scusa.
Facemmo la strada di casa io in silenzio addolorato per l’umiliazione che, sapevo, mio figlio sentiva nella pelle, lui per la rabbia repressa, l’orgoglio offeso.
Non ne abbiamo più parlato e l’ho fatto per scelta ma so, da madre SO, che mio figlio ha capito, nonostante la rabbia e il dolore provati in quel momento.
Questo fortunatamente non è stato il mio caso ma le cronache riportano di madri, e padri, signor Beppe Grillo e signora, che arrivano a denunciare i propri figli alle forze dell’ordine, pur di saperli al sicuro dietro le sbarre, o pur di sapere al sicuro dalle loro fangose azioni quanti rimangono fuori.
Abitiamo una società malata, questo è chiaro, dove il web oramai si confonde troppo facilmente con la realtà, dove il videogioco di uno stupro lo si vive en plein air, in pubblico, minuto per minuto e ridendone con gli amici, davvero sputtanando la vittima, forse come nel vostro caso.
E’ lapalissiano che abitiamo una società dove l’evoluzione dell’uomo non è ancora giunta al suo apice, dove i veri valori della vita, l’importanza di ogni essere umano in quanto tale e non per ruolo ricoperto o conto in banca -Essere, non Avere-, vanno impartiti sin dalla più tenera età e in primis in famiglia, quindi a scuola.
Chiedete scusa signori miei, se non lo fa vostro figlio fatelo voi per lui: il minimo che possiate e dobbiate fare come genitori, scuse dovute all’Italia intera, anche per la responsabilità politica che lei, signor Grillo, ha assunto.
E fategli pagare la pena, comunque mai troppo adeguata per la sua azione; ovvero
l’aver rovinato, giocando, un’altra vita.
Se la verità urla fuori dal pozzo, in quanti dovrebbero vestirsi, oggi, di vergogna?
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