Alimentazione, stile di vita e Artrite Reumatoide: come prevenirla e curarla

di Cristina Piloto (biologa/nutrizionista)

L’artrite reumatoide (AR) è una patologia in cui il sistema immunitario, che di solito combatte le infezioni, attacca per errore le articolazioni, rendendole gonfie, rigide, doloranti, e nel corso del tempo può causare gravi disabilità.

È tre volte più frequente nelle donne, con picco tra i 40 anni e la menopausa.

Le forme sieropositive, con specifici anticorpi nel sangue, sono molto più frequenti di quelle sieronegative, e hanno prognosi peggiore. Le ricerche scientifiche dimostrano che anche la genetica ha un ruolo nello sviluppo della malattia, definendola una patologia multifattoriale, in cui intervengono sia fattori ambientali che legati al DNA, senza però una vera e propria ereditarietà, anzi sarebbe meglio parlare di fattori predisponenti.

Per contrastarne il decorso, la medicina si è concentrata sulla diagnosi precoce e sui farmaci (tra cui il più consolidato è il metotrexate, adeguato solo nel 30% dei casi circa).

Come spesso accade, ciò ha messo ancora più in ombra, i fattori comportamentali che influenzano molto frequenza e gravità dell’AR, sminuendo gravemente il loro ruolo preventivo e curativo.

Tra i comportamenti a rischio c’è un’alimentazione eccessiva ed erronea, che porta ad aumentare il grasso corporeo. I contraccettivi orali, invece, proteggono nei confronti delle forme gravi. La dieta mediterranea si è dimostrata un fattore protettivo nei confronti di questa grave patologia.

Olio di oliva e verdure cotte si associano con protezione.

Oltre ai grassi saturi animali, vanno ridotti i grassi della serie omega-6 (oli di girasole, mais, sesamo) e aumentati gli omega-3 vegetali: semi e olio di lino, noci, semi di zucca, portulaca, fagioli di soia, rosmarino e origano. 1 porzione a settimana di pesce grasso (salmone, pesce azzurro) o 4 di pesce magro (merluzzo) hanno dimezzato il rischio di AR in uno studio effettuato con donne svedesi. Mangiarne di più non aumenta il beneficio. È importante rilevare che, al contrario, i supplementi di olio di pesce in tendenza hanno aumentato il rischio.

Una grande ricerca inglese (Epic Norfolk) ha mostrato una forte associazione tra AR e carni rosse, carni trasformate e proteine totali. Il consumo di carne si associa anche ad una maggior attività dell’AR già instaurata, con frequente aggravamento dei sintomi. I bassi consumi di frutta e verdura si associano ad un aumento di 3 volte di AR.

Tra i tanti frutti si segnala il melograno: il suo succo ha ridotto i principali indici infiammatori.

Consumare ogni giorno 1 o più di bevande gassate zuccherate aumenta i rischi di AR sieropositiva insorta dopo la menopausa. L’associazione è forte anche in chi ha peso normale. L’effetto deleterio di queste sostanze pare sia dovuto all’aumento di sostanze infiammatorie.

Eccesso di sale e cibi salati aumentano l’incidenza di malattie autoimmuni, tra cui l’AR. Modesti consumi di alcol (vino rosso) hanno mostrato meno indici infiammatori, mentre consumi elevati si associano a maggiore infiammazione. L’obesità aumenta l’incidenza di AR. Il fumo è un importante fattore di rischio per l’AR, soprattutto per quella sieropositiva.

L’Istituto Nazionale per l’Eccellenza Clinica (NICE) inglese ha chiesto nel 2014 che tutti i sanitari consiglino attività fisica/esercizio ai pazienti con un’AR, perché il rafforzamento muscolare aiuta ad alleviare il dolore e migliora la funzione. Ulteriori ricerche confermano che la riduzione dell’apporto energetico e proteico diminuisce la (eccessiva) risposta immunitaria e migliora l’AR, anche in associazione con importanti cambiamenti della flora batterica intestinale.

La cosa che più sorprende, in queste interessanti ricerche, afferma il dott. A. Donzelli, già direttore dell’Area Educazione all’Appropriatezza ed EBM (medicina basata sulle prove) dell’ATS (Agenzia di Tutela della Salute) di Milano, è forse, che siano state pubblicate oltre 10 e 20 anni fa, e che da allora la sanità non abbia avuto la lungimiranza di estenderle e replicarle, mentre non stupisce che l’industria del farmaco, in tutto questo tempo, abbia guardato e investito in tutt’altra direzione.