Andrea del Sarto, portrait of a woman

DI ILARIA PULLE’DI SAN FLORIAN

Andrea del Sarto, allievo di Piero di Cosimo e considerato il maggior rappresentante del classicismo fiorentino nel periodo iniziale del Cinquecento, è uno dei pochi autori che, anziché essere favorito e celebrato dal Vasari nel suo noto Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue sino a’ tempi nostri – un Vasari, peraltro, suo ‘alunno’ – risente di una involontariamente denigratoria descrizione nel suddetto trattato.

In realtà non si tratta di nulla di offensivo o infamante, ma viene percepito come tale nel momento in cui l’illustre biografo, per l’occasione influencer, ne descrive l’operato, consistente in figure semplici e bene intese, senza errori, e in tutti i conti di somma perfezione: espressioni che, a noi, possono solo apparire gratificanti, eppure contestualizzate all’epoca, in un momento di grande fervore e fermenti artistici, in cui originalità e innovazioni dominano il campo dell’arte più elevata, finiscono per risultare latrici di una scialba esistenza, in un certo senso confermata da alcuni fatti.

A differenza infatti di altri – Michelangelo, Leonardo, Raffaello, per citarne alcuni – che considerano l’idea di spostarsi e viaggiare intrinseca alla propria concezione espressivo realizzativa, Andrea del Sarto nasce, vive, lavora e muore a Firenze, nel proprio luogo di origine, senza dirigersi a ricercare improbabili ispirazioni che evidentemente non concepisce come a lui congeniali, limitandosi al contrario ad interpretare i desideri di una solida classe emergente come quella borghese, la quale trovando nell’artista il pieno soddisfacimento dei propri desideri artistici, non esita a commissionargli continui lavori, beandosi di quello stile caratterizzato da bellezza di forme e qualitativamente perfetto.

Il paradosso di una realizzazione semplice e comprensibile, in grado di fornire un prodotto adeguato a molti dei non particolarmente esigenti committenti, eppure malamente identificata come manifestazione di assenza in relazione ad un impegno profondo, i cui pregi soccombono rispetto ad un contegno ingiustamente considerato.

In particolare sarà proprio quel ‘senza errori’, utilizzato dal Vasari, a decretarne il momentaneo diniego, origine di almeno temporaneo oblio, tanto più ricollegabile ad una ulteriore descrizione sul carattere, in cui lo scrittore si rammarica di una mancanza di temperamento più fiero ed ardito, da parte del suo maestro, improvvisamente colpevole di armonie compositive e chiaroscuri morbidi, incredibilmente tacciati di macchinosa rappresentazione.

Naturalmente tali opinabili pareri cadranno poi in desuetudine, a favore di un artista che merita invece ben altri encomi, e la stessa opera riportata, Ritratto di donna, realizzato intorno al 1518, appare temporalmente vicina ad un altro dipinto dello stesso autore, denominato La figliastra, le cui autentiche calma e bellezza non faranno che confermarne la squisita sensibilità…

Andrea del Sarto 1486 – 1530
(ambito)
Portrait of a Woman (1518c.)
Olio su tavola (82,5 x 62,2 cm)
Cleveland Museum of Art

Pubblicato da scrignodipandora

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