Arisa: posso fare a meno di tutto tranne che di me

DI GINO MORABITO

Quando per la prima volta si affaccia sulla grande ribalta nazionale, lo fa con gli occhialoni e le calze bianche di filanca.

Interprete raffinata dai look cangianti e la voce camaleontica, oggi Arisa è una delle stelle più luminose del firmamento musicale italiano. Una donna e un’artista che tutti noi abbiamo imparato a conoscere ed amare.

Il bisogno di cantare storie autentiche, emozioni in cui le persone possano immedesimarsi.

«Credo che i sentimenti degli esseri umani, soprattutto riguardo all’amore, siano circolari, e può capitare con facilità di provare le stesse emozioni, o che le emozioni di un altro possano appartenere anche a te.»

Potevi fare di più è un brano molto melodico, viscerale…

«… infarcito di sonorità sognanti, soffici, delicate. Canto il Sud, un sentimento di matrice napoletana che però parla a tutti.»

Una canzone che va nel profondo dell’anima di una donna, per raccontare una relazione tossica.

«Quando ci troviamo in una situazione che sentiamo non essere congeniale alle nostre corde, che non ci rende felici, bisogna prendersi la responsabilità del proprio disagio e agire affinché le cose cambino. È necessario acquisire la consapevolezza che nella vita si può e si deve essere felici.»

Quell’amore che non scade mai nel narcisismo, ma è una cosa semplice.

«Quando ti trovi a star bene con una persona, ci stai bene e basta. Spesso non ci rendiamo conto di sprecare inutilmente il nostro tempo, quando basterebbe invece avere un rapporto d’amore semplice, all’interno di una relazione che renda felici sé stessi e gli altri.»

Una condizione di rinnovata serenità che ha portato la nostra Rosalba a scrivere nuove canzoni, a riprendersi il proprio coraggio.

«Ho imparato che devo essere più sicura di me e darmi maggiori opportunità, senza ricercarle troppo lontano dall’albero.»

Scritta dalla stessa Arisa e prodotta con il Maestro Adriano Pennino, pubblica Ortica. Un brano che parla d’amore attraverso un intimo e poetico testo in napoletano e in italiano.

«“Ortica” è una canzone che parla d’amore, quello vero che quando finisce brucia. Quand’ero piccola una volta sono caduta in un cespuglio di ortiche. La sensazione che ho provato è ancora viva dentro di me e si ripropone ogni volta che l’amore si rompe, ogni volta che ho paura, ogni volta che mi sento fraintesa come donna ed essere umano.»

Donna e artista che, oltre al linguaggio della musica, comunica anche con la propria fisicità, attraverso un look e un’immagine ogni volta diversi.

«Cambio da sempre, da prima di essere Arisa. Sono una donna che ha bisogno di vedersi diversa, a volte anche imbruttendomi. È come se avvertissi la necessità di essere in quella maniera in quel preciso istante. Vedermi diversa allo specchio, cambiare, mi offre nuovi punti di vista.»

La voce crea un’estetica.

«La prima volta che ho sentito la voce di Chris Martin dei Coldplay mi sono detta: “Questo è l’uomo che vorrei sposare.” Penso che potrei anche innamorarmi di qualcuno sentendolo solo al telefono. Ma quando alla fine la voce si mostra, è giusto che ci sia anche una credibilità: un’unione tra la vocalità, il repertorio artistico e la persona.»

L’importanza di vestire adeguatamente la canzone.

«Forse, “Sincerità” non avrebbe riscosso tutto il riscontro che ha ottenuto, se non fosse arrivata quella ragazzina con gli occhialoni e le calze bianche di filanca.»

Le opportunità di una musica da esportare anche all’estero.

«Il sogno è quello di fare uscire la mia musica dai confini dello Stivale, ma in italiano, al massimo in napoletano. Trovo che l’Italia sia un Paese meraviglioso, ma che vorrebbe assomigliare all’America, quando invece avrebbe molto da dire e da dare in fatto di cultura e tradizioni.»

Arisa proviene dal Cet di Mogol, dove si insegna interpretazione, composizione e scrittura dei testi. Una scuola che dà la possibilità di fare un approfondimento su quello che si è già.

«Non ho mai fatto lezioni di canto in maniera approfondita, quanto piuttosto ho imparato a gestire la voce ascoltando il mio corpo e trovando delle modalità espressive proprie. Ricordo nitidamente quando partimmo tutti con l’autobus dalla Basilicata per andare al Cet…»

Cresciuta a Pignola, a pochi chilometri da Potenza, si fa portavoce di un “pensiero rosa” coraggioso, positivo, anticonformista.

«Essere donna è sempre molto difficile, c’è una parte di noi preposta a complicarci la vita. Fortunatamente, abbiamo i mezzi necessari per venirne fuori, senza mai nuocere agli altri, anzi facendo del bene a noi stesse. Credo in quel potere che viene dato dall’istinto materno. Un istinto di bontà insito in ognuna di noi, che ci viene in soccorso e ci salva.»

La funzione terapeutica della musica per una donna che va dritto al suo obiettivo.

«Attraverso le canzoni esorcizzo interi capitoli della mia vita, ne faccio momenti importanti, significativi.»

Una storia di libertà e consapevolezza, il riflesso di un’evoluzione artistica e personale.

«La canzone è un riflesso di quella che sono oggi, della mia storia. Posso fare a meno di tutto tranne che di me.»

 

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Pubblicato da scrignodipandora

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