Barbara Rubin “Il campo da gioco delle ombre” , un disco come rinascita interiore

DI OSCAR PIAGGERELLA

 

Rigore nella composizione. Rigore nell’architettura melodica del brano. Estetica del suono. Estetica del romanticismo. Estetica dei testi. Estetica della narrazione. Estetica della poesia, Estetica dell’interiorità (eidos).

Questo “campo da gioco delle ombre” immaginario, metafora della vita composto da nove tracce di cui tre completamente strumentali (Sunrise Promenade, Sleeping Violin, La Ballata Degli Angeli) è un disco “rinascimentale” intenso come summa della rinascita interiore dell’autrice, dove le ombre delle sue esperienze assumono forma musicale e poetica in composizioni catartiche delle propria esistenza. Per tutti noi, tornare indietro a dove eravamo, è sempre stata una lezione persa. Andare avanti invece, è un’esperienza verso l’ignoto, e andremo con sicurezza verso l’ignoto, se confidiamo nelle nostre risorse.

Poche note di pianoforte e una voce sussurrante proveniente da lontano ci introducono nel disco. Endless Hope (Speranza Infinita) si sviluppa poi come una sorta di altalena che, come l’autunno fa con la Natura, ci porta a momenti di interiorità, a ritrovarci con noi stessi. L’autrice si guarda intorno, cerca soluzioni, si pone domande cercando risposte. E così la speranza riesce a renderci capaci, in una minima frazione di tempo, di prendere coscienza. Non per ieri ma per adesso e domani. E potremmo portare questo anche oltre, ossia: quando abbiamo un contesto che ci offre questa capacità nel presente andiamo verso il futuro in un modo più determinato.

Tutti noi siamo manifestazioni della vita, puri in essenza e conteniamo l’ingrediente più potente che esista al mondo: il potere di crescere.
In Seven (Sette – numero magico delle discipline cabalistiche) ecco l’innalzarsi della rinascita. Il negativo delle esperienze della vita si trasforma in positivo, il buio in luce, come dice nel frammento iniziale del brano: “Ogni notte piangevo per la mia vecchia vita/Ma ora queste lacrime diventano gocce di sole/Sette volte mi hai tradita, fratello/ Sette bugie, con ognuna di loro/mi hai regalato Vita/Sette volte …”.

Il pianoforte che “sonorizza” queste parole sgorgano da una felicità ritrovata, adagiandosi poi serenamente su grandi spazi sonori. Un lieve “filo” di synth chiude il brano per indicare che si è sulla strada giusta per andare avanti.
La terza traccia dell’album dal titolo La Maddalena è il gioiello dell’album. Barbara Rubin leggendo i vangeli apocrifi viene colpita dalla figura di questa donna spesso descritta, dai vangeli ufficiali, come donna di facili costumi mentre, nelle versioni ritenute apocrife dalla chiesa, era l’apostolo migliore se non la moglie del Cristo stesso.

Dunque un canto d’amore ricco si sentimento e di tenerezza. Il brano viene eseguito in duetto con la voce calda di Andrea Giolo che, durante lo scorrere del disco, troviamo in vari brani nei backing vocals. Il pianoforte iniziale della Rubin preannuncia sguardi d’amore tra i due personaggi per dare poi un’apertura all’aria del tema, quando il Cristo invita la Maddalena ad appoggiare la testa sulla sue spalle per farsi carico del suo dolore a cui sarebbe andata incontro da lì a poco.

Un altro canto d’amore, forse idealizzato, lo troviamo in Clouds: “Guardando le nuvole/posso vedere chiaramente il tuo volto/l’ombra dei tuoi capelli/circondata dal sole…”. Un testo di grande intensità emotiva che rasenta la visione, un’esteriorizzazione di alto e pregevole gusto romantico. E’ evidente, in questa lirica, come il passato diventi una luce che aiuta a vedere che cosa stia succedendo nel presente.
Le liriche non adombrano affatto l’aspetto compositivo. Esse non sono canzoni o ballads, ma vivono nel contesto musicale in sinergia con l’arrangiamento.

Infatti Barbara Rubin inizia l’attività musicale iscrivendosi alla classe di violino del M° Fabio Biondi presso il Conservatorio Statale di Musica “A. Vivaldi” di Alessandria, diplomandosi poi al Conservatorio di Piacenza nel 1998 e tutt’ora insegna Violino e Assieme Archi presso la Civica Scuola di Musica di Mortara (PV), presso l’Associazione “Tetracordo” di Mede (PV), come docente di Canto e Musica d’Insieme, e presso l’Istituto Comprensivo della stessa città, come esperto di Musica.
Ed ecco allora che con la quinta traccia dell’album (Sunrise Promenade) entriamo nell’aspetto più profondamente musicale e compositivo dell’autrice. Una manciata di minuti bastano per comprendere quanto detto. Un tocco delicato al pianoforte si completa con l’inserimento degli archi che scandiscono arie dal sapore classicheggiante.

Lo stesso accade per Sleeping Violin che ci guida in uno spazio interiore senza parole, senza un bisbiglio. Anche La Ballata degli Angeli, è un’apologia al violino e al pianoforte. Queste tre tracce strumentali sono inspirate dalla lettura della novella Heresy della giovane scrittrice Hais Timur.
The Shadows Playground, traccia che intitola l’album, è una profonda riflessione sul sentimento dell’amore. Il susseguirsi tra dolore, speranza, gioia e visione di un futuro insieme a qualcuno che si ama. Trovo magnifico l’ultimo verso del testo che dice: “L’amore è qui/e tu mi hai mostrato come/le lacrime possano essere l’unica strada sicura/per scappare via dalla tempesta/una tempesta accecante/e tu sei là/dove l’unico raggio di sole brilla …”.

Quando ascoltai per la prima volta The Playground Shadows di Barbara Rubin, rimasi estremamente stupefatto per vari motivi di mia risonanza interiore, e tra tutti questi motivi mi chiesi anche se avesse avuto senso, su queste architetture melodiche così raffinate, cantare tali liriche in italiano. La risposta fu subito no (sono pochi gli artisti che ci son riusciti). Queste liriche andavano benissimo cantate in lingua inglese. La nostra lingua, oltre ad essere ricca di accenti che di conseguenza spesso irrigidiscono la musicalità della parola in certe espressioni sonore, nasce da altre forme musicali quali la romanza, la canzone d’amore “sanremese” e un certo cantautorato esistenzialista post-sessantottista.

Per me è stata una grande sorpresa ascoltare questo cd (autoprodotto e pubblicato anche in vinile), è uno di quei dischi che mi hanno incantato fin dalle prime note e che cela, per un attento e sensibile ascoltatore, delizie sonore e narrative. Esploriamo The Shadows Playground della Rubin con sensibilità. Questa compositrice e polistrumentista indipendente lombarda merita molta attenzione, quell’attenzione che spesso porgiamo a un musicista di fama internazionale, a volte solo per il mito che lo circonda.

Continua a guardarti intorno, Barbara, troverai là fuori la zona giusta cercando te stessa oltre l’orizzonte di un campo da gioco delle ombre della nostra esistenza. Le ombre sono l’interfaccia della luce. Esse ti fanno comprendere e vedere cose che la luce non può mostrarti. Perché noi siamo manifestazioni della vita, e ci è stato donato il meraviglioso regalo di uno spirito interiore.

A cura di Feelin’Blue

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