Cannes 2021-in «Annette» Marion Cotillard non smette di regalare emozioni

DI GIOVANNI BOGANI

In “Annette” di Léos Carax, il film presentato in apertura del festival, Marion Cotillard aggiunge un altro picco alla sua filmografia vertiginosa, consacrata dall’Oscar come miglior attrice per “La vie en rose”. Per il talento visionario e neoromantico di Léos Carax, Marion Cotillard incarna Ann, una cantante lirica che ha una relazione con un torbido e inquietante Adam Driver.

Per il suo regista, Carax, l’attrice ha parole di un entusiasmo esplosivo. “Ho visto tutti i suoi film, ho amato appassionatamente il suo primissimo film, ‘Boy Metts Girl’, considero ‘Holy Motors’, il suo ultimo, un capolavoro. Amo immergermi dentro un universo in cui non so che cosa mi può accadere: e con Léos accade proprio questo. In tutti i suoi film, ci sono dei momenti di grazia, una poesia che è difficile da spiegare a parole. Una cosa più complessa di una emozione pura e semplice, come una risata o una lacrima”.

“Mi ricordo bene il momento in cui andai a vedere ‘Gli amanti del Pont Neuf’ al cinema”, ricorda l’attrice. “Si parlava tantissimo di quel film, la lavorazione era stata interrotta, il protagonista si era ferito, il budget era stato superato, tre produttori si erano ritirati: e c’era della follia nel film, una follia meravigliosa”. Parlando di “Annette”, dice: “Ci siamo incontrati per la prima volta sei anni fa: il processo di creazione del personaggio è stato lungo, fra contrattempi miei e suoi. Poi mi ha dato un riferimento preciso per capire il mio personaggio: mi ha mostrato un’intervista di Romy Schneider. La si vedeva esprimersi con forza e dolcezza, ma un’altra dimensione era più impercettibile: il suo essere innamorata dell’attore che aveva al suo fianco. Mi ha mostrato degli sguardi, dei particolari. E in quel momento ho capito che cosa voleva da me”.

Nel film, Marion Cotillard è una cantante lirica. “Ho avuto un’enorme paura a proposito del canto, soprattutto perché si trattava di canto lirico. Mi sono allenata a cantare nuotando sul dorso, in tutte le posizioni più strane, per prendere confidenza con il canto. E perché Carax cercava le imperfezioni, la verità della voce. Dovevo accettare che anche le imperfezioni rimanessero al montaggio”. E poi, il suo segreto: “Mi sono ricordata di quando, da piccola, volevo essere Debbie Reynolds, l’interprete di ‘Cantando sotto la pioggia’. È lei che mi ha dato la voglia di fare cinema, di cantare e di ballare”.
Sul fatto di essere in concorso, dice: “In realtà mi mette molto a disagio. Detesto le competizioni. Ma non mi sento in competizione con niente: sono solo felice che Cannes possa mettere in luce film che, senza il festival, non avrebbero quella luce”.

E a sorpresa, quando le viene chiesto quale sia un film sottovalutato, da riscoprire, cita un film italiano: “Il primo che mi viene in mente è ‘Non ti muovere’ di Sergio Castellitto. Penelope Cruz, in quel film, offre un’interpretazione che mi ha sconvolta. Per me è uno dei suoi più grandi ruoli. In quel film, è di una libertà sconvolgente e magnifica, sorprendente”.

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