C’è ‘vita’ per la donna oltre la maternità?

di Gianfranco Ricci (psicologo)

 

“Pentirsi di essere madri” è un saggio della sociologa israeliana Orna Donath.
Il titolo, provocatorio e diretto, anticipa senza fronzoli il suo contenuto: racconti di donne israeliane che, esplorando la loro esperienza personale, hanno vissuto la loro maternità come un momento della loro vita carico di sacrifici, di rinunce sul piano personale e della propria realizzazione.
Se potessero scegliere a posteriori, dicono, non farebbero più la scelta di essere madri.
Nella classicità, il femminile era pressoché in modo univoco schiacciato sulla #maternità; basti pensare al caso della Dea della fertilità, Cerere, e dell’inverno che nella sua vita e (nel mondo) portò il rapimento della figlia Persefone.
Anzi, le donne “non madri” hanno una connotazione solitamente negativa, oscura e misteriosa, come Circe.
La centralità nella cultura latina della matrona costituisce un rafforzamento di questa dimensione: è la maternità al centro della femminilità.
La Psicoanalisi ha invece contribuito ad un movimento di direzione opposta, grazie all’ascolto.
La parola delle giovani pazienti isteriche diceva di un conflitto legato alla sessualità, censurata laddove separata dal mero compito di dare alla luce dei figli.
Il merito della #Psicoanalisi è stato di interrogare sul femminile oltre alla maternità, e di esplorare il desiderio materno.
Si tratta di due tabù, che questo libro contribuisce a superare:
-le donne che si raccontano in questo libro, pur ribadendo di amare i propri figli, giungono a considerare eccessivi gli sforzi e i sacrifici della maternità.
Se potessero, darebbero alla loro vita una diversa traiettoria;
-il desiderio di maternità non è desiderio di puro altruismo.
In molte storie emerge come la nascita di un figlio segua logiche diverse dal coronare un sogno d’amore, svolgendo piuttosto la funzione di riparare esperienze passate o parti di se.
Se è accettato e legittimo che un uomo non sia solo padre, pare ancora lunga la strada della piena emancipazione della femminilità.
Il poter accettare che la femminilità abbia un proprio valore anche se sganciata dal presunto “completamento” offerto dall’esperienza di essere madri.
#maternità  #psicoanalisi
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*Immagine di copertina tratta da pixabay

Pubblicato da scrignodipandora

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