Che sia digitale, sociale, economico, il progresso è un’arma a doppio taglio

di Maria Parente

Il progresso è un’arma a doppio taglio. Che sia digitale, sociale, economico: per quanti ‘pro’ possa vantare c’è sempre il drammatico risvolto della medaglia.

Ne è un esempio il web, ad uso e consumo di tutta la popolazione mondiale, che ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, comunicare e di relazionarci.

La rete è padrona indiscussa della psiche umana, siamo tutti ipnotizzati dalla infinite possibilità che ci prospetta, anche per quanto riguarda il lavoro, con la novella modalità ‘smart-working’ che quasi non ci giustifica più dall’abbandono del pc o quanto meno per soddisfare impellenti necessità che internet, oggi, non è ancora in grado di soddisfare.

Anche per fare l’amore ad esempio, perché unisce i partner oltre ogni confine. Il sesso online non è più un tabù. Lo dimostrano i fatti: fa scuola l‘episodio dell’impiegata di Ercolano, in provincia di Napoli, che durante la pausa lavoro si chiude in ufficio per svolgere la sua seconda attività, di spogliarellista su un sito hot a pagamento.

Solo una postilla, ma casi simili si susseguono a ruota e rendono protagonista ogni giorno l’anonimo/a di turno.

Il web è un universo ampio e variegato, in cui siamo stati catapultati senza istruzioni.

Inizialmente quelli che oggi sono i social, erano portali di collegamento tra università, aziende per agevolare la comunicazione nel mondo del lavoro, non c’era possibilità alcuna per noialtri di entrare nella comunità, erano strumenti per pochi e disciplinati da precise regole fino al momento in cui fa capolino il sentore di profitto da parte dei patron di queste piattaforme esclusive, decade così ogni veto e chiunque può diventarne membro. Arrivano gli iscritti, milioni di utenti, e quindi la pubblicità, insomma le piattaforme social possono rendere molto più se rese fruibili dall’intera comunità piuttosto che da limitate categorie di utenti.

Nulla di eccezionale, il business muove il mondo degli affari, lecitamente: ad essere condannati siamo noi utenti, in balìa di chi non conosce regole, né pudore, all’utilizzo dei social network. (fonte: Bluedossier.it)