Ciao Libero De Rienzo, attore ironico e malinconico

DI GIOVANNI BOGANI

Morire a quarantaquattro anni, quando ancora puoi e vuoi fare tutto: specialmente se sei un’anima ribelle, e uno dei più talentuosi attori italiani. #Libero De Rienzo è stato trovato senza vita nel suo appartamento di Roma, alle 20 di giovedì 15 luglio, da un amico che non aveva sue notizie da qualche giorno.

È una notizia che ti scuote come una scossa elettrica, che ti investe come un temporale prepotente e improvviso. Ma poi l’acqua non ti si asciuga. È morto l’attore Libero De Rienzo: aveva quarantaquattro anni. Aveva interpretato il giornalista Giancarlo Siani assassinato dalla camorra in “Fortapàsc” di #Marco Risi, aveva vinto il #David di Donatello per “Santa Maradona”, e faceva parte degli scienziati-criminali della saga “Smetto quando voglio”.

Quello che è certo, e che pesa come un macigno, è la perdita di un attore ironico, intelligente, malinconico. Che lascia la moglie, la costumista Marcella Mosca, e due figli, rispettivamente di sei e due anni. Lascia anche il padre Fiore, ex partigiano, per anni aiuto regista di Francesco Maselli, poi inviato speciale di “Chi l’ha visto?”. Federica Sciarelli e tutta la redazione della trasmissione Rai hanno espresso la loro vicinanza a #Fiore De Rienzo.

Libero De Rienzo era nato a Napoli, il 24 febbraio 1977. Per la sua interpretazione al fianco di Stefano Accorsi in “Santa Maradona” aveva ricevuto, nel 2002, il David come miglior attore non protagonista. Memorabile la sua interpretazione, vibrante di entusiasmo, in “Fortapàsc”, scritto da Andrea Purgatori e diretto da #Marco Risi, in cui disegnava la figura di un giornalista locale, votato anima e corpo al suo mestiere: #Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985. Recentemente, aveva interpretato la saga di “Smetto quando voglio”, in cui era il dissoluto “ragioniere” del gruppo. L’ultimo suo film è “Fortuna” di Nicolangelo Gelormini, ispirato alla vicenda di Fortuna Loffredo, la piccola scaraventata dall’ottavo piano di un edificio a Caivano, vicino Napoli. In televisione, era stato protagonista di “Più leggero non basta” di Elisabetta Lodoli e di “Nassirya, per non dimenticare” di Michele Soavi.

Moltissimi i messaggi, i tweet pieni di dolore, di affetto, di sconcerto. Edoardo Leo scrive “Quante risate Picchio” – Picchio era il suo soprannome. “Quanto mi hai fatto ridere. Nel dolore voglio pensare solo a questo”. #Paolo Siani, parlamentare, fratello di Giancarlo, lo ha ricordato così: “Volevo bene a Picchio, era un ragazzo buono, un antidivo. E lui ha voluto bene a Giancarlo, ha messo l’anima nel film. Chissà ora che cosa si diranno lassù”.

“Perdiamo un giovane talento, un protagonista del cinema italiano. Il mondo della cultura italiana si stringe con affetto alla sua famiglia, ai suoi piccoli figli, alla moglie e a tutte le persone che lo hanno amato”, scrive il ministro della cultura #Dario Franceschini. Twitta #Roberto Saviano: “Era bella la tua indolenza, la tua capacità di racconto immersa tra ironia e malinconia. Il tuo modo di attraversare la vita era bello. E ora come si fa?”. Già. Dopo i funerali, la salma sarà inumata in Irpinia, accanto a quella della madre.

Immagine tratta dal web

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Pubblicato da scrignodipandora

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