Ciao Renato Scarpa

DI GIOVANNI BOGANI

E’ morto improvvisamente, a Roma, l’attore Renato Scarpa. Era stato il Robertino di “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi: il figlio complessatissimo, cui Troisi dice “Robbertì’, ti devi salvare! Va ‘mmiezz’ a strada, tocca ‘e femmin’…”. Ma era anche il compagno di viaggio di Carlo Verdone in “Un sacco bello”: dovevano conquistare Cracovia, ma lui comincia a sentire dolori lancinanti al ventre.

E Verdone lo lascia in balia del “dottorino”. “Mi devono operare alla cistifellea”, dice a Verdone. “Macché operare, annamo in Polonia!”… Nel “Postino” di Michael Radford, Renato Scarpa dialogava con Massimo Troisi, nell’ufficio postale di cui era il disilluso direttore.

Molta grazia, eleganza, una certa mestizia nel viso. Come se non ci fosse mai davvero niente per cui esultare, per cui sorridere. Aveva un volto, un fisico da comprimario. Ma ne aveva fatti, di film. Più di cento. Nanni Moretti lo aveva scelto più di una volta: Scarpa era il preside ne “La stanza del figlio” e il cardinale Gregori in “Habemus Papam”.

Era milanese, era nato a Milano nel 1939. È morto a Roma, per un malore improvviso, nella sua casa di Monteverde. Aveva iniziato a teatro, lavorando al Piccolo: il cinema lo aveva accolto già negli anni ’60, con due film dei fratelli Taviani, “Sotto il segno dello Scorpione” e “San Michele aveva un gallo”. “Senza la sua bravura, il cinema italiano dal 1970 ad oggi non sarebbe stato lo stesso”, scrive su Facebook il critico Alberto Crespi.

Renato Scarpa era un uomo lieve, gentile, educato, attento agli altri. Che, in un mestiere fondato sull’ego, è già qualità preziosa, e rara.

Immagine tratta dal web

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