Confessione di un uomo qualsiasi

DI RICCARDO ANCILLOTTI

 

Sono uscito proprio ora da una doccia bollente di almeno venti minuti, perché volevo vedere se qualche idea confusa mi si rimetteva a posto, oppure se mi balenasse da qualche parte nella cassa cranica il fatto che sto sbagliando impostazione nel guardarmi attorno, per tentare di capire cosa succede.

Beh, naturalmente non è successo niente di tutto questo ed io, dopo una giornata di lavoro, non duro in quanto tale, ma stressante per i miei problemini di salute e per le discussioni inevitabili con il prossimo (che non è poi il prossimo, ma quello che viene prima!..) resto confuso sul “realismo dell’essere moderno” e perplesso sul come “cambiare canale”, per cercare altrove quello che qui non c’è!…

Un po’ come facevano i cercatori d’oro di antica memoria.
Onestamente sono nato in un’ epoca, che dire da benestanti e fin poco, ma solo per le condizioni di vita, non quelle mentali, che invece sono tutte da rivedere.. Mio nonno ha fatto la prima guerra mondiale, e ne è uscito vivo, per un puro caso; una scheggia in una gamba gli ha impedito di andare all’assalto alla baionetta, cinque minuti prima della battaglia. Li morirono tutti!… Mio padre ha fatto la seconda guerra mondiale, in Albania , poi in campo di concentramento in Germania ed è ritornato dopo cinque anni, quando ormai i parenti avevano perso la speranza. Senza considerare che le sue pene erano solo all’inizio..

E’ evidente quindi che qualsiasi mio pseudo-dramma umano è roba da ridere rispetto a loro. Ecco, la cosa che mi da più fastidio è proprio questa. Loro non hanno avuto bisogno di televisioni, FB, giornali, tavole rotonde o manifestazioni, per saper scegliere da che parte era giusto stare. Loro hanno scelto da uomini. Non da eroi, o bigotti indottrinati; da UOMINI!… Eppure, non avevano neppure studiato ( al massimo la terza elementare!). Ciò nonostante, hanno saputo riconoscere “il giusto” dallo “sbagliato”, la vita dalla morte.

Io al massimo credo di essere stato un buon padre, forse un buon marito? Sul secondo lascio l’interrogativo, perché non posso essere io a dirlo. Il mio lavorare è stato, in parte produttivo ed in parte no. Ho piena coscienza dei miei limiti, ma ne ho meno dei miei dubbi. E i dubbi non sono mai inermi. Spalancano a volte orizzonti che la certezza nemmeno si sogna, gente.
I dubbi sono la vera leva per cambiare in meglio. Chi non ne ha fa solo paura, agli altri ed a se stesso.
Buoni dubbi a tutti, quindi !

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