Continuiamo a chiamarli #cani, ma, forse i “veri” cani, siano noi

DI ANNA LISA MINUTILLO

 

I social invasi da immagini che li ritraggono nelle loro pose migliori.
Tutti si ricordano di loro, ma non basta farlo per un solo giorno.
Non basta coprirsi di buono quando il trend del momento è quello di dimostrarsi in sintonia con l’avvenimento.

I cani, ma non solo loro, occupano nel contesto sociale, un ruolo importante che spesso tendiamo a dimenticare a dare per scontato e di questo e per questo dovremmo provare un minimo di vergogna.

Forse ci aspettiamo molto, troppo da chi arranca ogni giorno, tra impegni lavorativi, viaggi e interessi personali.
I cani impegnati nei soccorsi quando accadono calamità naturali dalla protezione civile, dai vigili del fuoco, dalla polizia.
Cani che cercano tra le macerie della nostra distruzione aneliti di vite da salvare.
Cani che si sfiancano per far emergere dalla trappola del buio persone che neanche conoscono e che non hanno mai incontrato.

Si occupano di sicurezza nelle stazioni, negli areoporti, negli stadi, osservano, annusano bagagli e spostamenti sospetti e questo per ricevere un gioco o uno snack da mangiare, come ricompensa.
Incuranti della fatica, dell’impegno e dell’attenzione che dedicano agli umani, che troppe volte si trasformano in animali.

Li ritroviamo nelle corsie degli ospedali ad occuparsi di pet terapy per regalare qualche momento di serenità a chi soffre, a chi si deve curare, a chi vive relegato in un angolo del mondo. Diventano il mondo per bimbi autistici con cui riescono ad interagire.
Ma fanno anche compagnia agli anziani, inseriti nelle case di riposo, donando attenzione e restituendo a chi li accarezza e li coccola la sensazione smarrita di avere ancora un ruolo nella vita.

Scavano dopo una valanga nuotano per recuperare chi sta per annegare, diventano gli occhi di chi non vede concedendo loro autonomia.
Arrivano nelle case cambiando la vita di chi li accoglie fino a diventare membri effettivi della famiglia.

Poi ci sono i cani dimenticati, quelli che vengono scambiati per eterni cuccioli da regalare a Natale e di cui sbarazzarsi non appena le dimensioni aumentano, adducendo la scusa discutibile del:”non pensavo che diventasse così grande” . Si scelgono per razza, per gradevolezza, ma non ci si informa sulle loro dimensioni o circa le loro esigenze.

Oppure in estate, quando ci sono spiaggie e strutture ricettive che accettano animali, finiscono con il diventare un peso, di cui doversi liberare.
Così, senza pensarci troppo, li si abbandona in autostrada, nelle discariche, a qualche chilometro di distanza dal luogo in cui si vive, in modo che nessuno veda, nessuno sappia, nulla intacchi la scala di punteggio acquisito nel contesto sociale.
Ci sono cani che vengono seviziati, uccisi per poi giare video da mettere in rete per mostrare gesti disumani che neache un animale compierebbe.

Ci si ritiene migliori di loro quando si è peggiori di tutto se si infierisce sugli indifesi.
Anni di sensibilizzazione hanno sicuramente migliorato per molti di loro, le condizioni di vita, ma c’è ancora molto da fare, e ancora tanta consapevolezza da acquisire.
Non bisogna servirsi di loro all’occorrenza, bisogna essere loro grati per il lavoro che svolgono, i sorrisi che regalano, senza pretendere nulla in cambio.
Bisogna ringraziarli per quanto fanno e faranno, attraverso il rispetto e l’amore più che meritato.

Loro ci scelgono, ci amano, ci fanno diventare il loro capo branco e sacrificherebbero anche la vita per difendere la nostra.
Siamo noi a spezzare la loro e questo è tremendamente ingiusto oltre a non sposarsi minimamente con il termine:essere umano.
Sempre che di umanità (parola con cui siamo soliti riempirci la bocca) ne sia rimasta almeno un po’…

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Pubblicato da scrignodipandora

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