Corpo e poesia

DI ANTONIO MARTONE

 

L’apparire della natura (l’apparire del mondo) è tanto importante quanto il suo disparire. La sua estrema fugacità, il suo essere, in fondo, null’altro che un istante fulmineo che si perde nel Kaos eterno, quando diventa corpo dell’uomo, affida soltanto alla poesia il compito di renderne ragione. La parola poetica registra le tracce dell’umano, custodendo i segni di ciò che è accaduto nel mondo.

La poesia condensa la vocazione più originaria dell’esistenza. Il suo canto consegna, con una voce che emerge densissima dal profondo dell’esperienza del corpo, il senso stesso dell’essere all’ascolto degli uomini.

 

“Il bel dipinto traduce in maniera visibile, quello che la riflessione aveva detto.
L’immagine è il calligramma di ciò che è e che fa la poesia: rendere ragione, con parole “altre” dalle parole, dell’essere-nello-svanire della realtà naturale. “Essere nello svanire” segnalato dall’astro rosso: colore della luce in allontanamento. Alcuni alberi sono già quasi indistinguibili dall’oscurità incombente, altri sono ancora esuberanti di luce-vitalità.
L’Arte come “messa in opera” del messaggio tragico di Heidegger: essere per la morte… nell’intermittente “illuminanza” della Physis”.
Bernola Claudio

Della serie “Dualità arboree”,
Antonio Martone, I colori della notte, olio su tela.

Pubblicato da scrignodipandora

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