Dimenticarsi di essere viva

DI MARIAESTER GRAZIANO

Vi dico che significa davvero dimenticarsi di essere viva. Mio padre mi raccontava di una sua vecchia zia. Vecchia poi.

Non si sarebbe potuto dire l’età di una donna conciata in breve tempo dalla fame e dalla fatica, dallo sforzo di mangiare pane duro con la gengiva infastidita dagli schiaffi, denti mancanti.

L’acqua si guadagnava a passi, contandoli sulla neve o nel fango fino alle fontane. Ne contava dieci poi ricominciava perché quelli erano i numeri che aveva imparato. Così si sconciava pure la fatica, cominciandola da capo.

Piedi nudi che avevano interpretato l’ostinazione del tempo incortecciandosi come un albero che trae dalle stagioni il capriccio e l’abbondanza. Non c’era traccia sul volto di dolore o stanchezza ma una certa nervosa perseveranza, un’asciugatura ossificata dalle emozioni e rimaneva una gestione tattile delle circostanze.

Si ossidava, cioè, tutto sulla pelle e lì rimaneva in termini di lividi e rughe e cicatrici. Compare in una foto bianco e nero col fazzoletto in testa, incurvata in un lavoro di fieno, il grigiore rafforzato del viso di profilo laddove ci si aspetterebbe un chiarore del flash. Non aveva tempo per una vanità di colletti buoni e grembiuli prestati. Quella foto è l’unica cessione alla pausa e all’eternità.

Forse è stato poco dopo quella foto che un giorno la videro sull’uscio di legno della casa.
Poco prima dissero che andava col cesto in testa. Forse sì il passo un po’ incerto. Le era passata la vita attraverso come una ferita, un fulmine ben assicurato sulla sua corteccia. Una bambina le era scivolata dal grembo mentre falciava un po’ di fieno. L’aveva raccolta come si fa con le margherite di maggio.

Aveva provveduto alla natura con i due denti buoni rimasti recidendo il cordone, l’aveva leccata un po’ come fanno gli animali, nutrita e messa a ciucciare un pezzo di stoffa bagnato di latte. Poi terminò il suo lavoro, mise la bambina nel fieno sulla testa e tornò alla capanna così come farebbe Gesù bambino a Natale.

Di quale semenza fosse non si seppe nulla e fu forse per questo che volle chiamarla Maria.
Poco dopo la vecchia zia morì ma si vide solo che si era arrugginita di poco come fanno le foglie prima di allontanarsi nel vento.

Immagine tratta dal web

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