Esploratori nella verità

DI ANTONIO MARTONE

 

Sto rileggendo Pasolini in questi giorni. Come spesso mi capita quando le sue pagine mi passano davanti agli occhi, sento forte il bisogno di andarlo a sentire. Ho dei filmati conservati gelosamente
ma si può andare anche sul Web e trovare varie cose interessanti.

E dunque lo ascolto e lo vedo gesticolare con gli occhi lucidi e quasi stralunati; con i capelli composti o scomposti e una energia addosso che può avere solo chi sta combattendo per la propria vita. Lo si ascolta e si avverte quella strana, rara e bellissima emozione di quando ci si trova davanti ad una esperienza rivelativa. La stessa emozione mi investe quando contemplo degli artisti veri, “esploratori nella verità”, all’opera.

In quei momenti, ho la sensazione che ciò che mi sta davanti sia qualcosa di vivo, di reale: qualcosa che mi sta facendo penetrare più profondamente in me stesso e, contemporaneamente, nella pienezza del mondo.

Non c’è noia in quei momenti: sentirli parlare (e vederli muoversi) è come ritrovarsi davanti alla parola che da origine al mondo. Guardandoli, ci si accorge facilmente che mentre parlano con noi, questi uomini, in realtà, sono in una sorta di trance: appaiono in contatto con una dimensione misteriosa, nascosta, inafferrabile anche per loro stessi.

E’ esattamente quella dimensione ciò che costruisce la loro parola come una parola della prima fonte. Parola purissima senza la quale l’esistenza non potrà mai illuminarsi né di umanità, né di verità, né tantomeno di bellezza.

Parola che dona la misura esatta del putridume ormai corrotto e nauseabondo che ci sta intorno dalla mattina alla sera quando entriamo in contatto con tanti politici, giornalisti, accademici, artisti venduti al migliore offerente e scrittori da “libri a metro” – presentati fra pacchiani squilli di tromba nei salotti buoni del potere.