“Farò l’orso fra colpa e perdono”

DI MARINA M. CIANCONI

 

 

Stamattina apro la mail, mi è arrivato un comunicato stampa di SLO (Salviamo l’Orso odv, Ass.ne per la Conservazione dell’Orso Bruno Marsicano), di cui sono socia fin dal primo anno di fondazione. Titolo “Orso muore in autostrada”. Penso: ci risiamo. Erano i primi giorni di ottobre e scrivevo un articolo proprio su “Scrigno di Pandora” su “La velocità uccide, non soltanto noi…”, la velocità che uccide altri esseri viventi. Noi siamo la velocità. Noi uccidiamo. Oggi questa ennesima notizia di un orso investito mi travolge di nuovo. E di nuovo un senso di rabbia, tristezza ma anche di reazione mi prende di pancia. E allora eccomi qui, scrivo ancora.

Chi era questo Orso? Scrive il comunicato stampa del PNALM (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise): “un maschio subadulto di 3-4 anni, non era marcato né radiocollarato…; l’orso riportava gravi traumi addominali e toracici, inoltre aveva fratture a entrambi i femori e al bacino.” È stato investito sulla autostrada A25 tra gli svincoli di Avezzano e Celano. Un giovane maschio, che come è diffusa usanza tra gli orsi, se ne andava in giro tra i colori dell’autunno vagando per i suoi territori alla ricerca di cibo, tanto, tutto quello che sarebbe riuscito a trovare per accumulare energie prima che arrivasse generale inverno e forse poi si sarebbe rintanato da qualche parte sulle montagne a dormicchiare, aspettando il disgelo e la primavera. Invece no.

Qualcuno lo ha falciato ad alta velocità e non si è fermato neppure a chiamare i soccorsi, quasi fosse un sacco vuoto buttato lì ai margini della strada… la strada, quella che sarebbe dovuta essere in sicurezza, magari con recinzioni alte adatte ad evitare che gli orsi la oltrepassino; la strada, quella dove mancano passaggi sicuri dedicati all’attraversamento della fauna selvatica (in diversi paesi del mondo si sono già attrezzati in questo senso. Noi molto poco.); la strada… quella dove mancano segnaletiche istituzionali che avvertano di mantenere una velocità moderata a tutela della fauna selvatica; l’associazione Salviamo l’Orso, tramite i suoi volontari ha messo cartelli di segnalazione della presenza dell’orso in alcuni tratti delle strade abruzzesi, ma appunto un’associazione e dei volontari.

E le istituzioni dello Stato? Che fanno? L’Italia ha l’unica sottospecie di Orso bruno marsicano ( _Ursus arctos marsicanus_ ) al mondo ridotta ad una stima di 50 forse 60 individui. È un vero miracolo che oggi l’Orso marsicano sia ancora tra noi. Un vero miracolo. Per una esigua popolazione animale basta poco in natura per entrare in un collo di bottiglia e sparire per sempre da questo pianeta.

Noi siamo la principale causa non naturale che minaccia l’Orso marsicano. Se non ci diamo una smossa per proteggerlo davvero, investendo risorse economiche ad esempio per mettere in sicurezza le strade che attraversano le aree naturali dove l’orso vive, per creare corridoi ecologici tra i diversi sistemi montuosi appenninici dell’Italia centrale in modo che gli orsi, e non solo, possano errare ed espandersi in sicurezza, per creare aree dedicate dove far crescere piante da frutto apposite perché gli orsi si possano nutrire evitandogli di arrivare ai centri abitati, per installare un numero cospicuo di cartelli che ne segnalino la presenza e molto altro ancora che si potrebbe fare, questa sua esigua popolazione potrebbe non durare molto.

Invece di sperperare denaro, tanto, per creare ulteriori “parchi giochi” sulle montagne per far divertire l’uomo, con in primis il criterio di tutelare gli ecosistemi naturali e le specie animali e vegetali che li abitano riserviamo queste risorse a “chi”, altro da noi, fatica sempre di più a sopravvivere. Il Rapporto Orso Marsicano 2019 del PNALM in un articolo sulle sue cause di morte indica che dal 1970 al 2019 ben il 79% è ascrivibile a cause di origine antropica (predazione da cani, incidente stradale, incidente ferroviario, cattura, annegamento) e cause di natura illegale (bracconaggio, avvelenamento, arma da fuoco). Solo il 21% degli orsi marsicani muoiono per cause naturali. Tutto ciò è semplicemente pazzesco e va arginato.

A giugno di quest’anno viene investito da un camion vicino a Pettorano sul Gizio, sulla SS17, un orso che, nonostante fosse ferito, è riuscito ad allontanarsi, chissà se è sopravvissuto… Nel 2019 ad agosto una giovane femmina viene investita sulla statale 652 nelle vicinanze di Rionero Sannitico (IS) e a dicembre una femmina adulta, una mamma in lattazione, viene investita sulla SS17 vicino a Castel di Sangro. Il cucciolo vagò da solo per tutta la notte. La morte delle femmine è, in un certo senso, più grave per la popolazione, venendo a mancare con loro gli individui riproduttivi che mettono al mondo i cuccioli.

Come riporta la “Conta cumulativa delle unità familiari di orso bruno marsicano” del 2019 redatta dal PNALM: “Livelli di mortalità eccessiva e variazioni nella sopravvivenza delle femmine adulte rendono particolarmente vulnerabile questa popolazione.” Ciò non toglie tuttavia che ciascun individuo, maschio o femmina, sia fondamentale per la sopravvivenza della popolazione, tenuto conto anche in genere dell’alta mortalità dei cuccioli. Ancora nel 2013 viene investito sulla A24 nelle vicinanze di Tornimparte un orso maschio di circa tre anni. Pochi giorni fa un Orso marsicano arrivava nelle terre dei Monti Sibillini nel suo vagare dall’Abruzzo; ne sono felice e spero che sulle mie montagne possa stabilirsi un iniziale nucleo riproduttivo prima o poi.

L’Orso marsicano, nonostante noi e la nostra continua invadenza, cerca di sopravvivere nell’unico modo che sa. Come la natura lo ha plasmato, lui fa l’Orso. L’Orso “fra colpa e perdono”, come scrive Paolo Fiorucci nella sua bella canzone “Il Cielo degli Orsi”.  E ancora…: “Sparami dove fa presto, spara più piano che puoi, sparami, è quasi più giusto di farmi scemo per voi. Sparami amico sbagliato, spara al tuo primo peluche, sparami amico inventato, ora non ti credo più”

Tra queste parole corre la velocità di uno sparo e corre la velocità dei nostri veicoli impietosa come un’arma da fuoco che uccide, impietosa come noi.
Il brano, direi una poesia, è presente su You Tube per chi desidera ascoltarlo. Chissà che davvero noi, poveri uomini, riusciremo un giorno, mi auguro non troppo lontano, a comprendere quanto sia speciale “Il Cielo degli Orsi”.

©® Copyright su parole del testo della canzone citata, pubblicate dietro autorizzazione dell’ autore Paolo Fiorucci che ringraziamo per la concessione

Immagine free (Pexel)