Fergus, storia di un gatto alla ricerca del coraggio per tornare libero

DI MARIA CAPUTO

 

S’era alzato il bollore della caffettiera, un buon odorino, poco a poco, aveva invaso, la stanza
Il gatto, fuori, faceva festa, anch’esso contagiato dal profumo del caffè.
Beata la mia padrona, pensò Fergus.
Da quando era arrivato, viveva, li, sul portone di quella sua nuova casa.
Lo chiamavano per nome, ma solo per scacciarlo.

Quando pioveva, rimaneva lì, in un cantone, raggomitolato su sé stesso. Non succedeva mai niente di nuovo. Qualche micio, gli veniva a fare compagnia, solo per poco.
Sempre da solo a fare le fusa, mascherando tutto il dissapore e nonostante i tanti rifiuti, ogni volta ripartiva all’attacco, studiando le mosse giuste per accaparrarsi un po’ d’attenzione, intanto era diventato un pagliaccio scomodo che intralciava i lavori della sua padrona.

In quella sua testolina, era un continuo risuonare: << non ti vogliamo, via da qui!
– Si me ne andrò un giorno, rimuginava, dentro di sé.
Non era capace, intanto, di mettere piede, fuori da quel davanti casa.

Immagine tratta dal web

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