Filippo Palizzi, “Fanciulla sulla roccia di Sorrento”

DI ILARIA PULLE’DI SAN FLORIAN

L’abruzzese Filippo Palizzi, esponente principale di una numerosa stirpe di artisti, si avvicina, almeno nelle fasi iniziali, alla Scuola di Posillipo, per quanto egli abbia una netta predilezione per i contesti domestici, spesso popolati da animali, piuttosto che dedicarsi a raffigurazioni ambientali o paesistiche.

‘L’artista esiste di per sé e non per i soggetti che sceglie; […] non è l’albero, il volto, la scena rappresentati che mi commuovono, è l’uomo che trovo nell’opera ‘.

Questo è quanto dichiara lo scrittore francese Émile Zola dopo aver discusso con gli amici pittori, e pare descrivere perfettamente lo spirito del Palizzi, il quale si slega dalle consuetudini per dar voce ai propri sentimenti istintivi, maturando una profonda esaltazione della natura di tali creature, celebrate nei quotidiani servizi resi in un’ottica di dedizione e benevolenza.

La spasmodica ricerca del vero, indagato attraverso la realizzazione dei minimi dettagli, permette di accostarlo alla tradizione animalista degli olandesi del Seicento, per quanto l’abilità di rendere i soggetti in modo più naturale, secondo uno stile vicino a quello ottocentesco, consenta di rilevarne l’originale confluenza di modi e maniere in un tripudio di emblematica sincerità.

La fanciulla sulla roccia a Sorrento, dipinto realizzato nel 1871, costituisce certamente la sua opera più conosciuta, ed ancora oggi è tale da unire l’intensa ammirazione al cospetto di una straordinaria esecuzione alla suadente enigmaticità della scena.

Impossibile dire se la ragazza attenda qualcuno o sia semplicemente immersa nei suoi pensieri, comunque placidamente sdraiata su di una roccia ed apparentemente assorta a scrutare l’orizzonte, dato che non riusciamo a scorgerne la direzione dello sguardo; in compenso, guardando attentamente il quadro, distinguiamo una frase sibillina, una sorta di epigrafe che qualcuno non ha esitato a trovare strana, vergata lungo il profilo del promontorio.

Così recita: ‘Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice’.
Difficile stabilire a cosa si riferisca esattamente, ma del resto occorre accettare la volontà dell’autore di tale mancata rivelazione, probabilmente rimarcata entro quell’ambito oscuro di criptica comunicazione in grado di rendere l’intero contesto più sentito e fascinoso.

Scelta, nel 2015, per rappresentare la mostra ‘Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra. Dai Macchiaioli ai Futuristi’, tenutasi a Ravenna dal 21 Febbraio al 14 giugno.

Tra memoria storica e scenari naturali, uno spaccato suggestivo di vita quotidiana ed inevitabile evoluzione, per l’occasione sintetizzata nel dipinto di Palizzi, simbolo ed elemento di tempo e storia…

Filippo Palizzi 1818 – 1899
Fanciulla sulla roccia di Sorrento (1871)
Olio su tela (54,8 x 79,5 cm)
Pavia – Musei Civici

 

Pubblicato da scrignodipandora

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