Film da vedere (o rivedere): ‘C’era una volta in America’, diretto da Sergio Leone. Con Robert De Niro

di Luca Biscontini

C’era una volta in America è un film del 1984 diretto da Sergio Leone, con Robert De Niro, James Woods e Elizabeth McGovern. Il film è tratto dal romanzo di Harry Grey The Hoods del 1952. La pellicola narra, nell’arco di più di quarant’anni (dagli anni venti ai sessanta), le drammatiche vicissitudini del criminale David “Noodles” Aaronson e dei suoi amici. Nel loro progressivo passaggio dal ghetto ebraico all’ambiente della malavita organizzata nella New York del proibizionismo e del post-proibizionismo. Presentato fuori concorso al 37º Festival di Cannes, è il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo. La pellicola è preceduta da C’era una volta il West (1968) e Giù la testa (1971). Malgrado lo scarso successo di pubblico alla sua uscita, col passare degli anni è stato definito unanimemente come uno dei film più belli di sempre. C’era una volta in America si è infatti posizionato quasi sempre nelle classifiche dei film preferiti di pubblico e di critica. Sceneggiato da Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini, Sergio Leone. La fotografia è firmata da Tonino Delli Colli. Il montaggio di Nino Baragli. I costumi di Gabriella Pescucci. Le indimenticabili le musiche composte del Maestro Ennio Morricone. Con Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Jennifer Connelly, Tuesday Weld, Treat Williams, Joe Pesci, Danny Aiello, Burt Young, Richard Bright.

Trama
Anni Venti: due ragazzini ebrei, Max e Noodles, iniziano la loro carriera nella malavita con piccoli traffici. Noodles, innamorato di Deborah, finisce in prigione e ne esce durante il proibizionismo. La banda continua a fare affari d’oro, ma a poco a poco tra Max e Noodles il rapporto si va guastando. Un giorno, Max resta ucciso in uno scontro a fuoco: ormai Noodles è veramente solo, ma trent’anni dopo riceve una lettera… Vero e proprio “film-testamento” di Leone, che vi riversa il suo personale amore per il cinema della grande Hollywood con un’impetuosità e una devozione assolute. Un affresco insieme epico e realistico, “mitologico” e malinconico.

“Dal romanzo Mano armata (The Hoods, 1983) di Harry Grey (David Aaronson). All’origine dell’ultimo film di Leone (1929-89) c’è il tempo con la sua vertigine. Come struttura narrativa, è un labirinto alla Borges, un giardino dai sentieri incrociati, una nuova confutazione del tempo. La sua vicenda abbraccia un arco di quasi mezzo secolo, diviso in 3 momenti: 1922-23, quando i protagonisti sono ragazzini, angeli dalla faccia sporca alla dura scuola della strada nel Lower East Side di New York; 1932-33, quando sono diventati una banda di giovani gangster; 1968, quando Noodles (R. De Niro), come emergendo dalla nebbia del passato, ritorna a New York alla ricerca del tempo perduto. Se il 1922 e il 1932 sono flashback rispetto al 1968, il 1968 è un flashforward rispetto al 1933: il Noodles anziano è una proiezione di quel che Noodles, allucinato dall’oppio, ha sognato nella fumeria. Il presente non esiste: è una sfilata di fantasmi nello spazio incantato della memoria. Alle sconnessioni temporali corrispondono le dilatazioni dello spazio: con sapienti incastri tra esterni autentici ed esterni ricostruiti in teatro, Leone accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso l’America metropolitana (e la storia del cinema su quell’America) che è reale e favoloso, archeologico e rituale. Sono spazi dilatati e trasfigurati dalla cinepresa; spazi anche sonori e musicali, riempiti dalla musica di E. Morricone e da motivi famosi: “Amapola”, “Summertime”, “Night and Day”, “Yesterday”. E un film di morte, iniquità, violenza, piombo, sangue, paura, amicizia virile, tradimenti. E di sesso. In questa fiaba di maschi violenti le donne sono maltrattate; la pulsione sessuale è legata all’analità, alla golosità, alla morte, soprattutto alla violenza. E l’America vista come un mondo di bambini. Piccolo gangster senza gloria, Noodles diventa vero protagonista nell’epilogo quando si rifiuta di uccidere l’ex amico Max. Soltanto allora, ormai vecchio, è diventato uomo. Il produttore Arnon Milchan rimontò e ridusse il film a 2 ore per la versione da distribuire negli USA e fece fiasco”.
(Il Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli)

Luca Biscontini per MondoSpettacolo

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