Film da vedere (o rivedere): ‘Forrest Gump’ di Robert Zemeckis. Con Tom Hanks

di Luca Biscontini

Forrest Gump è un film del 1994 diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks. Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, il film narra l’intensa vita di Forrest Gump, un uomo dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma, nato negli Stati Uniti d’America a metà degli anni quaranta e, grazie a una serie di coincidenze favorevoli, diretto testimone di importanti avvenimenti della storia statunitense.

Il film spazia su circa trent’anni di storia degli Stati Uniti d’America. Forrest Gump è stato accolto in modo estremamente positivo sia dalla critica sia dal pubblico, dominando gli Oscar del 1995, portando a casa sei statuette, sfiorando il record di quattordici nomination di Eva contro Eva e Titanic. Il film si trova inoltre al 12º posto nella classifica dei 250 migliori film di sempre redatta voto per voto dagli utenti di IMDB. Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al settantunesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al settantaseiesimo posto. Il film ebbe anche un notevole impatto sulla cultura popolare. Frasi come «corri, Forrest, corri» sono diventate parte del linguaggio comune. Lo stesso Tom Hanks riadatterà una frase del suo personaggio nel suo discorso alla cerimonia degli Oscar. Con Tom Hanks, Robin Wright Penn, Gary Sinise, Sally Field, Mykelti Williamson.

Trama
Forrest Gump è un ragazzo del Sud, un po’ tardo, che parla lentamente e che, grazie alla sua bontà e a un inguaribile ottimismo, diventa una star del football, un eroe di guerra, un atleta, un milionario e sposa anche la ragazza dei suoi sogni. Nel corso della sua vita Forrest ha l’opportunità di conoscere i grandi leader del suo tempo, da Nixon a Lennon; le di viaggiare dal Vietnam a Washington, dalla Repubblica Cinese a Londra, a New York.

Con la trilogia di Ritorno al futuro Robert Zemeckis aveva già fortemente inciso sull’immaginario cinematografico, ritraendo sullo sfondo un’America ingenua ma capace di grandi cose, opulenta, sebbene attraversata da alcune contraddizioni che incrinavano leggermente la splendente e un po’ consunta retorica del Paese delle grandi opportunità. Ma fu con Forrest Gump che il regista mise potentemente a fuoco l’anima di una nazione che dalla seconda metà del secolo scorso domina la scena mondiale determinando in maniera decisiva le sorti dell’intero pianeta. Allora, il suo film, tratto dal romanzo omonimo del 1986 del giornalista Winston Groom – anche se sono diverse le divergenze della trasposizione cinematografica – diveniva l’occasione per inquadrare alcuni significativi passaggi storici all’interno di una cornice in cui ciò che emergeva con più forza era il rapporto tra causalità e casualità, fato e libertà, Natura e Cultura. Cosa davvero produce lo sviluppo della storia, della vita e, soprattutto, delle nostre esistenze? Senza scomodare Hegel e la sua Fenomenologia dello Spirito, che avrebbe richiesto uno sforzo intellettuale notevole, Zemeckis mette in scena la vita di uno “scioccone” dai buoni sentimenti, che proprio grazie (o a causa) alla sua ottusità si ritrova a essere protagonista dei momenti cruciali dell’epoca che vive, senza rendersi davvero conto di cosa accade e perché, con tutte le ironie a freddo del Candide di Voltaire.

Insomma, emerge abbastanza chiaramente da questa voluta deformazione della realtà il desiderio di segnalare quanto tutto ciò che sembrerebbe scaturire da una decisione assai meditata sia, in verità o almeno in parte, qualcosa che esorbita il libero arbitrio dell’essere umano. Senza soffermarsi sulla fin troppo abusata metafora della piuma trascinata dal vento, che apre e chiude il film, si può affermare con una certa sicurezza che il regista, suggestionato probabilmente dalla fonte letteraria, abbia inseguito una sintesi verosimile tra una “destinalità intrascendibile” e la volontà del singolo di fronte al mondo, le quali, alla prova dell’esperienza, si fondono in un’indiscernibilità che rende impossibile capire dove finisca l’una e inizi l’altra e viceversa.

Sta di fatto che Forrest Gump non ebbe solo un incredibile successo commerciale, con un incasso di settecento milioni di dollari, a fronte dei cinquantacinque spesi ma, soprattutto, divenne un fortissimo fenomeno culturale. Nel film sono numerose le frasi pronunciate dal protagonista e divenute celebri. Fra tutte si ricorda: «Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita»; oppure l’altro tormentone: «Stupido è chi lo stupido fa». È presente, inoltre, un notevole passo avanti nella tecnologia di ripresa e di post produzione, che non può non essere notato a un primo sguardo. Le tecniche CGI hanno permesso che il personaggio di Forrest incontrasse fisicamente personaggi che nel 1994 erano già defunti, come John Fitzgerald Kennedy e John Lennon, e perfino che stringesse loro la mano. Per questo innovativo uso degli effetti visivi, il film ha vinto il Premio Oscar. In particolare per la realizzazione di queste sequenze sono stati usati filmati di repertorio. L’effetto finale è un notevole coinvolgimento dello spettatore, che è inconsciamente indotto a pensare che Forrest Gump sia realmente esistito, aumentando così l’illusione scenica che già normalmente si crea guardando il film.

Forrest Gump nel 1995 vinse sei Premi Oscar (Miglior film a Wendy Finerman, Steve Starkey e Steve Tisch, Migliore regia a Robert Zemeckis, Miglior attore protagonista a Tom Hanks, Migliore sceneggiatura non originale a Eric Roth, Miglior montaggio a Arthur Schmidt, Migliori effetti speciali a Ken Ralston, George Murphy, Stephen Rosenbaum), tre Golden Globes e tantissimi altri riconoscimenti che sarebbe impossibile elencare.

Luca Biscontini per MondoSpettacolo

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