Giancarlo De Cataldo, «Io sono il castigo»

DI FRANCO FRONZOLI

Sono più interessato ai gialli di autori nordici,  a quelli di John Grisham( legal thriller) , forse per le dinamiche contenute, per gli intrecci, per le modalità con cui nasce quella narrativa.

Giancarlo De Cataldo, ha una veste più artigianale del romanzo giallo-“ pallido “ , che è un complimento per chi non lo sapesse.

Nel  romanzo «Io sono il castigo», si segue una metodica particolare, iniziando dal fatto che il “ detective “ è un sostituto Procuratore, di solito almeno nei romanzi,  si alternano le figure di Marescialli, Commissari, Vice Questori, a ricoprire questo ruolo.

Manrico Spinori, il protagonista del romanzo, è un nobile, chiamato “ contino “ dal suo “ domestico “ .

Atipico anche come “ gentilizio “ perché detesta tutti i suoi avi, il casato e tutte le classi nobiliari, ritenuti da lui “ predatori “ , accumulatori di beni immobiliari ed altro.

Un passaggio che ho “ condiviso “ e mi ha fatto apprezzare la lungimiranza dell’autore.

Un Sostituto Procuratore nella realtà ha ben altre mansioni nei casi di morti violente, firma il “ decreto di rimozione del cadavere “ , autorizza eventuali intercettazioni, indagini ambientali, perquisizioni.

Ma anche in questo caso, troviamo il medico legale che come si vede spesso nelle fiction, si reca sul posto, determina l’ora approssimativa della morte e rivolgendosi al responsabile delle indagini dice : “ il resto dopo la autopsia “ .

Come il nastro che delimita la scena del delitto, o altro evento, sempre presente con gli uomini in “ bianco “ che identificano gli uomini della scientifica.

Vediamo come si svolge il reperto di oggetti ritenuti utili alle indagini e tutto quello che serve ai fini investigativi. 

 Nel caso, di cui si narra nel libro  notiamo anche che una “ poliziotta “ prende il posto del suo più fedele collaboratore maresciallo, un amico fraterno, competente e discreto ; una malattia lo porterà via.

La sostituta, una donna alta e bella, ha un approccio più rude con le persone e non le mancano neanche espressioni colorite in cui utilizza le “ parolacce “ ; Montalbano non lo ha mai permesso, nemmeno il “ femminaro “ Mimì.

Qualche traccia di “ nobiltà “ vecchia maniera, la si scorge nella  descrizione della colazione del “ contino “ , servita a letto con il  vassoio , con thè fumante, il bricco del latte freddo, le fette di pane tostato e le marmellate di pesche bianche, zenzero e castagne.

Un sostituto procuratore, gentile sensibile, umano, professionalmente capace, anche come “ detective “ .

Sarà come già  detto un giallo artigianale, contenente delle sfumature preziose, a cui difficilmente ci si riesce a sottrare durante la lettura. Per gli amanti del genere, questo è sicuramente da leggere, in cui perdersi tra le pagine ed i risvolti delle vicende.

Immagine tratta dal web

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