Gocce di tempo

DI GIOVANNI BOGANI

Ogni giorno sarà un giorno regalato, dissi a me stesso, quel giorno del 2005. Ogni giorno, dissi a me stesso, sarà un giorno regalato per me.

Avrei preso ogni giorno come un dono, avrei amato ogni qui e ogni ora, ogni minuto. Non avrei più desiderato di essere lontano, di vedere luoghi e occhi come non avevo visto ancora. Non avrei avuto più quella fame di quello che non avevo ancora vissuto. Avrei smesso di desiderare i frutti più belli che il mondo può offrire, di voler possedere – se non altro con gli occhi – la bellezza del mondo.

Avrei amato quello che avevo, non quello che non avevo. Avrei capito, finalmente, che la bellezza è dappertutto, nel mio piccolo quartiere di periferia, nelle facce della gente nel tram. Che non c’è da cercare qualcosa di speciale: è speciale tutto, tutto questo cinema in cui siamo infilati dentro.

Poi, invece, è ricominciato quel vizio. Il vizio di cercare. Di non essere mai soddisfatto. Il vizio di pensare che ogni attimo che vivo sia la periferia di un tempo vero, che ogni strada in cui cammino sia la periferia di un luogo vero, che ogni persona che incontro sia la periferia dell’umanità, sia lontana dallo splendore che cerco, dall’immensità e dall’intensità che ho sempre cercato. Ho sempre cercato tutto e più di tutto: nei film, negli occhi delle ragazze. Ho sempre cercato l’infinito, e ho sempre trovato cortili, vicoli ciechi, rottami di ferro, ruggine, muri scrostati, fotografie sfocate, note stonate.

Avrei dovuto accettare, invece, tutto quello che c’era, tutto quello che veniva. Accoglierne la bellezza, la grandezza.

Dovevo capire che ad ognuno di noi non viene concessa che una goccia di profumo, una goccia di tempo, una goccia di bellezza. E a qualcuno, magari i ragazzi che avevano vent’anni nel 1915, nemmeno quella.

Morti in una trincea fra i pidocchi, la dissenteria, il freddo, il vomito del compagno, e quello che si era messo a fumare una sigaretta fulminato dal cecchino. Dovevo capire che non è da un’altra parte, la bellezza. È nelle canzoni che posso ascoltare, nei film che posso guardare, nelle persone che posso sfiorare, nelle giornate che posso vivere.

Immagine tratta dal web

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