Highlands, un viaggio che assomiglia ad un sogno

DI GIOVANNI BOGANI

 

L’altra volta che mi ritrovai con i soldi nella taschina che finivano, era in Scozia.

Ero solo, anche in quel caso. Da Inverness, la porta d’ingresso delle Highlands, decisi di andare verso nord. Volevo arrivare ai confini: i confini della Scozia, i confini dell’Europa, nella mia mente. Volevo arrivare a John O’ Groats, a quel posto che si chiama come una persona. E poi prendere un battello e andare alle isole Orcadi, dove forse c’erano gli orchi, o forse le orche. E sicuramente c’era il mare, un mare freddo che non avevo mai visto.

Volevo andare anche alle isole Shetland, le isole di scogli, di montagne e di pecore, da dove veniva quella lana ruvida e forte. Volevo andare fin lassù, dove la Scozia guarda la Norvegia, rocce guardano altre rocce, trecento chilometri più in là c’è la Scandinavia, e poi c’è il polo Nord, e poi più niente.

Beh, io volevo solo andare alle Orcadi.

Ma mi accorsi, facendo i conti, che calcolando i giorni che mancavano per tornare a casa, i soldi non sarebbero bastati. Quel giorno ero stato a Helmsdale, dove c’era un castello medievale, o almeno così mi sembra di ricordare. Era a metà strada, fra Inverness e la fine della Scozia, lì dove volevo arrivare.

Nel bed and breakfast, una signora mi portò il tè nella stanza, nel pomeriggio, senza che glielo avessi neppure chiesto. Sul tavolino minuscolo, con un quadernetto, stavo facendo calcoli su calcoli, contando i giorni. E i calcoli dicevano una cosa sola: se andavo avanti, rischiavo di non poter più tornare indietro.

Il mattino dopo, salutai mentalmente John O’ Groats, le isole Orcadi, le Shetland, i maglioni ruvidi, e anche le isole Far Oer, che erano ancora un po’ più su. Non le avrei viste mai, forse. Presi il pullman, sotto una pioggerellina arrivata dal mattino presto. Anche se era estate, faceva quasi freddo. Salutai la signora.

Il pullman aveva, come tutti i pullman scozzesi in quegli anni, i posti per fumatori in fondo, e quelli per non fumatori davanti. Ma l’odore di fumo pervadeva tutto il pullman.

Arrivai ad Inverness, poi a Edimburgo. Poi un altro pullman, nove ore, per arrivare a Londra. La strada sembrava non finire mai. E poi, un treno per l’Europa, la nave da Dover a Calais, il mio personale sbarco in Normandia, anche se quella non era la Normandia. E via, verso casa.

Arrivai a Firenze senza nemmeno mille lire, senza neppure i soldi per il biglietto dell’autobus. Nulla. Ma ce l’avevo fatta.

A Firenze era caldo, un caldo soffocante, come ogni estate. La Scozia, il castello dell’ultimo giorno, la pioggia, la strada a picco sul mare, mi sembrava di essermelo sognato.

Immagine tratta dal web

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