Il faro

DI GIOVANNI BOGANI

 

Gli anni successivi, ci sono sempre andato da solo, a Capri. Mi piaceva andare al faro, quello che sta nell’estrema lingua di terra, giù da Anacapri fino al mare, verso nord ovest, credo.

Cioè verso il tramonto. E vedere il tramonto da lì, vedere come il cielo si colora di rosso, vedere quella torre a guardare un mare senza barche, in pieno inverno, beh – mamma – non so mica come dirlo.

Di solito c’è tanto vento, e quando scendi un po’ di sentiero, poi trovi una specie di lungo pontile, che sembra volersi infilare fino nel mare.

A sinistra c’è il faro, testimone del tuo essere lì, a cercare di abbracciare il mondo, il passato e il futuro, e l’infinito, senza riuscirci mai. E davanti a te c’è il mare.

Poi, da lì, inizia un camminamento, una serie di sentieri e scalini, che porta alle fortificazioni antiche, del tempo dei fenici. Come la scala fenicia, un milione di scalini che da Anacapri porta a Marina grande, credo siano migliaia per davvero.

Nell’isola puoi camminare, camminare tutto il giorno, tutta la vita, fra la roccia e il mare, e puoi sentirti puro, e libero.

Non ho fatto in tempo a portatrici, mamma.

Non la vedi, vero? Non la vedi, adesso, dimmelo. Non c’è niente, dopo, vero? Sei semplicemente diventata niente, hai semplicemente finito di esistere, come i gatti, come i fiori, come i pesci, come i gabbiani, come tutti gli esseri viventi di questa terra e di tutti gli altri mondi, come me, come la ragazza dagli occhi di ametista, come Giada dai capelli corvini che era la Bellezza e la Giovinezza, e che mi sopravvivrà a lungo, come tutti i miei amici, come i cantanti che ho amato, come tutti gli scrittori che hanno lasciato sulle pagine le tracce del loro passare.

Dimmelo, mamma, che cosa è questo mistero che scompariamo e nessuno sa cosa ne è di noi, nessuno lo sa da milioni di anni, miliardi e miliardi di uomini che hanno calpestato la terra e nessuno ha mai saputo, nessuno ha mai capito.

Sono morti santi e papi, è morto anche Gesù Cristo, sono morti imperatori e campioni sportivi, sono morti soldati che erano ancora ragazzi, è morto Blaise Pascal, con la sua scommessa, la scommessa che esista un aldilà, e una vita oltre le quattro pareti della nostra prigione, che non è lo spazio, non è nemmeno la prigione di questi anni chiusi in casa, ma è il tempo, il tempo che non abbiamo mai a sufficienza, per fare tutto quello che vorremmo, tutto quello che dovremmo.

Non sei da nessuna parte, vero? Da quell’attimo in cui, con gli occhi aperti, senza una parola, senza un grido, come milioni di altri, hai smesso di vedere.

Immagine tratta dal web

Pubblicato da scrignodipandora

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