Il gatto di Cayenna

DI ELISABETTA DE MICHELE

 

Ehi, pssst, dico a te! Grazie per gli auguri. Se sei tra quelli che non me li hanno fatti, non importa. Peggio per te, a me non cambia nulla; al contrario tu, hai perso un’occasione: avrei girato il mio musetto verso di te, e sai che è cosa rara…vedo le acrobazie che cerchi di fare per attirare la mia attenzione. Lunatico?! Forse.

Di certo c’è chi abbaia alla luna, ma io non ne ho bisogno: non mi serve chiamarla, ci vado e basta. Quando mi serve qualcosa, io me la prendo. Viziato? Forse. Si dice che il lupo perda il pelo ma non il vizio; si dice anche che il gatto per ogni pelo abbia un vizio.
Non ho colpe ad essere irresistibile. Non ho nessuna colpa se mi circondate di ogni cibaria e lussuria. Mi hanno perfino adorato in tempi antichissimi. Sono sensibile e sensitivo: come raggiungo il Sottoilletto, il mio posto preferito, posso raggiungere per l’appunto la luna e persino le altre dimensioni.

Sono anche oggetto di superstizione, da tempi immemorabili; ma il nero, si sa, non passa mai di moda, come per voi, così per noi. Fossi un gatto nero non vi attraverserei la strada solo una volta, bensì due, tre, quattro…tanto ho sette vite, ed è così divertente vedervi agitati! È perfino utile: voi avete un motivo per farlo, anziché essere sempre palline impazzite di un flipper a casaccio, e io posso sfoggiare il mio miglior sorriso, da stregatto alias sornione, ammesso che io lo sia.

Mi presento, perché è buona educazione farlo, ma più ancora perché così evitate di chiamarmi con quei buffi e indicibili versi che fate con la bocca o con la lingua. Avete una dignità, e soprattutto, ce l’ho anche io. Sapete che tutti i suoni acuti richiamano per noi i suoni emessi dai piccoli roditori di cui siamo ghiotti, davvero una delizia. Ma non crederete davvero che ci giriamo perché ci avete saputo imbrogliare!? Abbiamo baffi lunghi noi. Ci giriamo e vi guardiamo semplicemente perché vi abbiamo scoperti. Torniamo ora alle presentazioni ufficiali: sono un felino domestico, e tutti mi chiamano Gatto di Cayenna.

Perché questo nome? Perché do gusto e non sono insulso; del resto sono imprevedibile, non a caso si dice “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Abbiamo molti strati noi, oltre a molte vite, come matrioske. Non siamo come i fidi (fidi per voi, non certo per noi!) canidi, che, superata la loro pelosa corazza di diffidenza iniziale (un’annusatina e via), si mostrano subito in tutta la loro dipendente fedeltà, come un frutto, una banana, che dopo la buccia mostra subito la sua deliziosa polpa, fruibile tra l’altro senza semini o grumi fastidiosi. Dov’è il mistero? Dov’è la sorpresa?

Ma non siamo qui per fare paragoni o tirare fuori arcaici cliché di rivalità tra cugini. In noi ci sono diversi lati: c’è il lato selvaggio, che è quello felino, e che ci rende così furbi e indipendenti; poi c’è il lato fusa, quello delle buone carezze, che non si negano mai a nessuno; del lato sensitivo o meglio magico,
a me piace di più, abbiamo già parlato prima, e non aggiungiamo altro per i non simpatizzanti tra noi ma soprattutto tra voi; da qui il nostro lato diplomatico: un pochino di fusa qui e un pochino là, dove convien che sia.

Siamo insomma inafferrabili, come in pratica, così in teoria. Se volete accostarci a qualcosa potrebbe essere il femminile. Siamo difficili da comprendere. Ma nonostante la nostra inafferrabilità non preoccupatevi: siamo noi ad afferrarvi, con i nostri artigli, fisici e non. Abbiamo bisogno gli uni degli altri per creare il Ponte, dobbiamo unire il mondo grossolano a quello fino, per giungere al sopraffino. Chi ha baffi e orecchie per intendere intenda.
Miao

Immagine tratta dal web

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Pubblicato da scrignodipandora

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