Il leccio, ricordi di quella lontana gioventù

DI FRANCO FRONZOLI

Non faccio parte della gioventù tecnologica, la mia gioventù era di “ contatto “ .

Nella gioventù nostra esistevano i guru, i profeti, i saggi e soprattutto i “ testimoni “ .

C’era chi trovava comprensione a bordo di un fiume, su uno scoglio di mare, su un sasso di montagna, sopra un’amaca oppure in un quadrilatero di piante fiorite.

Erano i luoghi della meditazione delle riflessioni, ma anche o soprattutto degli incontri con amici e non solo.

Il leccio, era il mio albero,sotto di esso vi erano  due panchine a forma di “ L” , la stazione ferroviaria a 50 metri, un punto di riferimento e di incontro per noi, allora giovani.

Un testimone silenzioso, cortese, che custodisce nelle sue antiche radici, voci e trascorsi di generazioni.

Su quelle panchine sono stati studiati scherzi, tattiche e strategie di gioco, gite, appuntamenti sentimentali, ma anche controversie da sanare, amicizie da riallacciare.

Quel leccio,  ora molto vecchio, ha visto passare poche macchine, l’inquinamento era zero, ed ha potuto ascoltare fischi di treni in transito.

La tecnologia di oggi non era nemmeno concepita, la distanza non esisteva, si parlava italiano senza utilizzare  inglesismi, al massimo si poteva sentire qualche inflessione dialettale.

Il telefono veniva utilizzato nei posti telefonici previo appuntamento.

Il lavoro non lo dovevi cercare, era lui che  veniva da noi,  i politici parlavano poco e facevano tanto.

Le tonsille venivano estratte senza una efficace anestesia ed in 12 ore si era già a casa.

Sui mezzi di trasporto, allora treno e pullman, si parlava, si rideva , si comunicava.

Niente stress, niente terreni incolti, nessuna rivalità permanente, eravamo intelligenti ma non dei geni.

Non pensavamo nemmeno lontanamente che una scuola potesse crollare e non vi pioveva dentro.

Qualche diverbio, qualche scazzottata, qualche rissa ( poche ) , senza coltelli o pistole in mano.

Se un professore o professoressa, informava i genitori , per una “ eccessiva “ esuberanza, tornare a casa era un problema.

I termini “ eroina “ – “ cocaina “ – “ spinello “ , non erano conosciuti. Si beveva la “ spuma “ , al cedro o sanguinella oltre all’arancio .

Il calcio balilla era tra i divertimenti più gettonati, si organizzavano tornei anche regionali.

Le sale da ballo erano piene, soprattutto si suonavano “ lenti “ , qualche
“ valzer “ , “tango “ o “ mazurca “ .

Le feste di paese erano “ artigianali “  con tanti giovani impegnati ad organizzarle.

Quello che in questo momento scrivo sull’iPad, allora ci volevano fogli ed una biro e tanta fantasia, per trasformarsi in uno scritto.

Una lettera d’amore, aveva un altro sapore, colore, erano i sentimenti che parlavano, senza correttore automatico.

Quel leccio non parla nemmeno sotto la pressione di un lungo interrogatorio, è il saggio, il profeta , il guru del mio paese, sempre stimato e riverito, sempre presente…

Immagine tratta dal web

Pubblicato da scrignodipandora

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