Il Parental burnout e gli effetti sulla famiglia

di Maria Teresa Di Maio (psicologa/psicoterapeuta)

ll burnout è definito come un insieme di sintomi che deriva da una condizione di stress
cronico e persistente, associato al contesto lavorativo e che non dovrebbe estendersi ai
contesti della vita personale del soggetto interessato.

Negli ultimi anni si è però sviluppato un fenomeno che viene definito Parental burnout (burnout genitoriale) e che comprende uno stress emotivo con aggravio anche fisico dei genitori ( o delle figure genitoriali/caregiver) con relativo allontanamento emotivo dai figli e un senso pervasivo di inefficacia.

L’essere genitori può rappresentare,  all’interno della sfide quotidiane che si affrontano, una
fonte rilevante di stress, al punto da venirne quasi sopraffatti. Questo essere sopraffatti dalle
difficoltà, dalle responsabilità educative, dalle molteplici sfaccettature che ogni figlio assume
li priva spesso delle energie necessarie per attivare delle strategie di coping e problem solving
che porterebbero alla risoluzione di tali difficoltà o ostacoli incontrati. Questa situazione di
impoverimento delle risorse (Mikolajczak et al., 2018, b) è caratterizzata da sentimenti di
ansia e paura generata dall’incapacità del genitore di fronteggiare la situazione e la richiesta
di attenzione e accudimento dei figli (Bronte et al., 2010).

Il Parental burnout è definito da tre aspetti sostanziali:

1) aggravio emotivo e fisico (sensazione costante di stanchezza, affaticamento sia fisico
che emotivo);

2) allontanamento emotivo dai figli (sono sempre meno coinvolti all’interno della
relazione genitori/figli e nella relativa educazione)

3)  senso di inefficacia genitoriale (si rendono conto di non essere in grado di saper
gestire i problemi quotidiani con strumenti, mezzi e calma necessari).

Spesso il burnout è associato ad una bassa autostima e al bisogno di controllo. I genitori
manifestano aspettative elevate, così come le richieste che fanno ai figli, tendendo
all’ossessione per il perfezionismo.

Di conseguenza le situazioni in cui si presenta un forte coinvolgimento emotivo-stressante
fanno scattare il desiderio di fuggire, allontanarsi con comportamenti malsani come:
fumare, bere alcolici, fare shopping compulsivo, consumare cibo in modo eccessivo o
trascorrere molto tempo a lavoro, al telefono o su internet (Mikolajczak et al., 2018, a).

Nel corso delle nostre vite le esperienze di eventi stressanti sono contemplate e influenzano
il nostro benessere inteso come equilibrio tra mente e corpo. Come reagiamo a questi
eventi è determinato non solo dalla nostra genetica ma anche dalle nostre relazioni e dalla
loro qualità, dall’ambiente in cui ci troviamo a crescere e dalla nostra resilienza (In
psicologia, è la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un
periodo di difficoltà).

Le sfide educative ed organizzative generate dall’attuale crisi pandemica hanno implicato,
per molti genitori, non solo un senso di smarrimento e vissuti di malessere e di stress, ma
anche, fortunatamente, la riscoperta di risorse e di capacità personali che la società deve
saper promuovere e valorizzare.

L’auspicio è che i genitori imparino ad agire, precauzionalmente, prendendosi cura dei
propri figli attraverso la cura di sé, cosa che nella nostra società odierna viene spesso
vissuto come atto di egoismo. Contrariamente a questo giudizio, dare priorità al proprio
benessere permette di migliorare la qualità della vita (OCSE – Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico) e di affrontare con maggiore margine di successo le
difficoltà che si incontrano nella quotidianità.

 

Pubblicato da scrignodipandora

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