Il rischio di dimenticare chi siamo

DI ANNA LISA MINUTILLO

Scenari squallidi e giorni in cui la luce è sempre meno luce perché non riusciamo più neanche a coglierne i colori..
Un tutto contro tutti continuo, i valori calpestati e barattati con la notorietà, i sogni e le aspettative bloccati lì, in attesa di compiere quel balzo che non riusciamo a fare.

Una corsa al massacro in cui utilizzare termini pesanti da scagliare contro gli altri con tutta la violenza possibile pare essere l’unica arma per continuare a sentirsi “vivi”.

Si vive “uccidendo”gli altri, purtroppo non solo con le parole, a volte anche fisicamente.
Si diventa complici di uccisioni perché ci si limita a guardare, perché si rinuncia a reagire, perché si viene delusi da tentativi naufragati miseramente nel mare dell’indifferenza.

Oppure ci si imbruttisce e si diventa aridi, senza rendersene conto, sempre più simili a chi non apprezziamo per pensieri e non per il loro operato.

Osservare, ragionare, cercare di non farsi irretire, richiede sforzi sempre maggiori, richiede la lucidità che viene meno, richiede quel distacco che continua a fare quella “sana differenza”.

A volte arrivano moti di onde gonfi di devastante potenza se non le si riesce a placare.
Altre ci si domanda se valga la pena continuare a pensare che non tutte le persone siano opportuniste e grette.

Altre ancora si opta per un cambio totale di vita, ci si reca in luoghi distanti dove tutto appare incontaminato, portando con sé una penna per riniziare a scrivere un nuovo libro, qualcosa che faccia bene all’animo, quella storia a cui altri volevano trasformare il finale.

È complicato, si resta lucidi in apparenza e si lotta per contenere vortici emozionali…
È che non siamo solo cervelli, e spesso in fuga, ma anche istinto, reattività, empatia, spesso ingabbiate da ingiustizie e sappiamo bene che non esistono mai ingiustizie giuste.

Quindi perché cerchiamo di reagire senza scadere in ulteriori e gratuite violenze?

Perché non dobbiamo mai dimenticare chi davvero siamo, perché non dobbiamo rinnegare le nostre scelte, le nostre battaglie personali contro i “mostri”che volevano privarci della fantasia, perché non possiamo commettere azioni in apparenza soddisfacenti ma che alla lunga ci divorerebbero dentro.

Il rischio di questa trappola in cui ci troviamo è proprio questo e non dobbiamo caderci.
La nostra identità vale e molto, vale perché porta con sé il nostro sentire le cose, il nostro interpretare la vita, le nostre radici e non possiamo né dobbiamo perdere questi aspetti della nostra personalità.

Dobbiamo sì informarci, ma non dobbiamo emulare chi ha perso se stesso.
Dobbiamo sì confrontarci ma non aggredendo senza ascoltare, bensì ascoltare per discutere i punti che sentiamo non affini a noi.

Dobbiamo sì parlare, ma imparare a dosare le parole ed a trattenere quelle più ribelli, quelle che dopo aver pronunciato ci fanno vergognare di noi stessi.

Dobbiamo sì evolvere ma senza correre il rischio di involvere, ogni qual volta lasciamo entrare nei nostri pensieri quei pregiudizi obsoleti di cui ci dovremmo essere già liberati da tempo ormai.

Dobbiamo sì guardare, ma vedendo non superficialmente bensì spostando la luce quando è troppo forte, e illuminando il buio quando ci impedisce di vedere.

Non dimentichiamo chi siamo, perché è ciò che ci resta, ciò che ci appartiene ancora, ciò che fa la differenza tra chi si è arreso e chi nonostante tutto sa che non lo farà mai!

E così, mentre ci domandiamo cosa sia rimasto ancora di “umano”, cerchiamo. di continuare ad esserlo noi


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Anna Lisa Minutillo

Pubblicato da Anna Lisa Minutillo

Blogger da oltre nove anni. Appassionata di scrittura e fotografia. Ama trattare temi in cui mette al centro le tematiche sociali con uno sguardo maggiore verso l'universo femminile. Ha studiato psicologia ed ancora la studia, in quanto la ritiene un lungo viaggio che non ha fine.