Il ruolo di ‘genitore’  e le peculiarità psicosociali in età evolutiva

di Maria Teresa Di Maio (psicologa/psicoterapeuta)

Quando si prende in carico un soggetto in età evolutiva in terapia, si richiede sempre una qualche forma di coinvolgimento o trattamento anche dei genitori o, comunque, delle figure di accudimento. Questo perché il genitore o la figura di accudimento esercita quello che viene definito “parenting”, ovvero quell’insieme di comportamenti che attiene alle capacità di proteggere il bambino e sostenerne lo sviluppo.

La genitorialità, i cui studi si sono ampliati nell’ultimo ventennio, è la capacità di compiere il ruolo di genitore.

Siamo tutti consapevoli che è un compito complesso e che si realizza attraverso la scelta di un sistema di comportamenti che richiede diverse competenze e abilità finalizzate a nutrire, accudire, proteggere, dare affetto, sostegno, educare, promuovere l’autonomia e l’indipendenza della prole e un buon adattamento tra stadio evolutivo del minore e ambiente, tra esigenze del bambino e opportunità offerte dal contesto sociale.

All’interno di questo processo evolutivo intervengono diverse variabili:

  • le caratteristiche di personalità del genitore come la mediazione, la capacità di adattamento, la disponibilità emotiva,
  • la qualità del rapporto di coppia,
  • gli schemi relazionali,
  • i cicli interpersonali della relazione genitore-bambino,
  • le caratteristiche attitudinali del bambino,
  • i fattori ambientali e culturali del nucleo familiare.

 

La caratteristica principale rimane comunque la capacità dell’adulto, la sua consapevolezza di dover rispondere degli effetti di azioni proprie o del bambino dando un significato e un nome anche alle emozioni, l’essere responsivo. Spesso le capacità vanno stimolate, sappiamo bene che l’essere genitore non è un mestiere in cui è possibile fare “tirocinio”, ma sicuramente lo sviluppo delle competenze può essere acquisito.

Quando si diventa genitore, inoltre, si modifica anche la percezione di sé come adulto e, anche se questa fase di transizione può rappresentare un’opportunità evolutiva, la reazione di ciascun individuo a questa esperienza può essere molto differente. La disponibilità a fornire cure genitoriali adeguate è legata, più che all’istinto, alle capacità cognitive, affettive e relazionali dell’individuo e richiede una riorganizzazione e rinegoziazione sia del rapporto di coppia che del ruolo parentale.

Lo sviluppo della capacità genitoriale dipende anche dalle caratteristiche del figlio, dalla sua interazione con ambiente e cultura.

Le situazioni che si possono presentare all’attenzione del terapeuta  sono diverse, e possono essere così sintetizzate:

  1. genitori che hanno bisogno solo di informazioni o sostegno per fronteggiare un loro momento di difficoltà nei confronti del bambino che pone nuove richieste;
  2. genitori che si accorgono che il figlio è in difficoltà, ma non sanno come aiutarlo;
  3. situazioni in cui il figlio ha già sviluppato un disturbo vero e proprio.

La strategia d’azione dipende sicuramente nell’operatività dal percorso del terapeuta che può essere diverso, ma i vulnus sono i medesimi:

  • promuovere un miglioramento dello stile di parenting per far sì che il bambino (o l’adolescente) ne tragga vantaggio per affrontare la sua sofferenza;
  • aiutare i genitori o la figura di accudimento a riconoscere i propri schemi di funzionamento mediante lo sviluppo delle capacità di autoriflessività e di decentramento;
  • facilitare la messa in atto di soluzioni più flessibili, interrompendo i circoli viziosi di mantenimento della psicopatologia.

*Immagine Pixabay

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