Il silenzio, linguaggio terapeutico

DI FRANCO FRONZOLI

Il silenzio è un alimento che riesce a sopire la fame di rinnovamento spirituale, di rinnovamento della coscienza, una medicina per i “ sensi di colpa “ .

Riesce il silenzio ad isolare colui che lo intraprende dai tumulti della società dai rumori del disordine?

Riesce il silenzio ad isolare, ad allontanare le insidie che nel rumore, nelle parole, nella confusione sono pronte ad aggredire?

Il silenzio, non è mai programmato, lo si deve abbracciare nei momenti di difficoltà anche esistenziali, magari prima che arrivi il temporale.

Può durare un giorno, un mese, un anno, perché è una terapia da adottare con lo spirito adatto.

Chi nel silenzio vive, per scelta, facendone anche voto, sono i frati Certosini, nei loro conventi, una scelta “ eremitica “ .

Una famiglia non numerosa, nel 2015 contava 17 monasteri dette “ certose “
con 286 monaci.

Tutto viene svolto nel silenzio, dalla contemplazione alla preghiera, dai rituali monastici alle ritualità domestiche.

La parola è usata con molta parsimonia e solo quando necessario, parole lente intervallate da piccole pause.

Parole necessarie alla sopravvivenza.

Ci sono poi i più radicali, che sempre nel 2015, venivano contati in un centinaio di persone, che offrivano il voto del silenzio totale.

Oggi è impensabile trovare chi devolve al silenzio ogni attimo della propria vita.

C’è chi entra nella casa del silenzio per un tempo che ritiene necessario, che possa essere di aiuto.

Ma il silenzio è terapeutico?

Sicuramente sì.

Non guarisce, ma migliora alcune situazioni.

Oggi più che mai avremmo bisogno di un silenzio meditativo e riflessivo, anche per capire che strada stiamo percorrendo.

Ora più che mai il “ rumore “ è devastante.

Le parole spesso, vengono usate come armi di offesa, come linciaggio morale, come supremazia e potere.

Anche l’allontanarsi dal “ rumore virtuale “ , può far bene, un distacco da un tempo anche limitato ma che deve essere replicato di tanto in tanto.

Ogni ritorno dal “ silenzio “ implica sempre una seppur leggera modifica delle proprie abitudini, un leggero miglioramento nei rapporti interpersonali.

Ci vorrebbe la rivoluzione del “ silenzio “ al posto della rivoluzione delle “ parole “ .

Il silenzio deve essere contemplato anche per sedare conflitti, per pacificare gli animi, per riordinare le coscienze.

Appunto un silenzio terapeutico.

Il silenzio chiude le le porte anche ai peggiori messaggi subliminali che incitano ad ogni tipo di disordine, spesso anche morale.

Quello che leggete, farà sorridere coloro che sono impegnati al raggiungimento della notorietà ad ogni costo, del potere, del predominio, coloro che scelgono il benessere del corpo, tralasciando lo spirito.

Ma come disse il saggio

Tutti i nodi vengono al pettine… prima o poi…

Immagine tratta dal web

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