Il vincente

DI ANTONIO MARTONE

 

Quali doti è necessario possedere per essere definito un vincente – che sia in una fabbrica, in un partito, un’università o nella società in generale?

Ebbene, nel mondo neo-liberale in cui viviamo, è un vincente colui che, meglio di altri, sa ridurre il proprio potenziale intellettivo ed emozionale, fino a raggiungere quote minime – quelle strettamente necessarie, cioè, per portare avanti un progetto performativo a breve o medio periodo.

Il progetto dovrà essere totalmente concentrato su una questione rigorosamente interna sul piano ambientale e dedicato ad un settore della realtà integralmente avulso dal contesto.

È vietato avere visioni d’insieme; è proibito sporcarsi le mani con l’etica; è un peccato mortale dubitare dei criteri assiomatici su cui si sta lavorando.
Sì dirà: “ma questi connotati corrispondono a quelli di un perfetto cretino!”.

Avete indovinato: il vincente della nostra società è per l’appunto un cretino. Ben difficilmente chi non lo sia totalmente, potrà candidarsi a diventare un vincente.

 

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