Incontri

DI CARLO MINGIARDI

Carter è un ragazzo di quelli che definiscono problematico, uno di quelli che a scuola viene evitato perché violento, uno di quelli che non ha amici perché preferisce starsene per conto suo.

Carter ha perso sua mamma a soli cinque anni, da quel momento dentro  lui qualcosa si è rotto, non è stato più capace di rimettere insieme i pezzi e ha cominciato a rifiutare il mondo intero.

Adesso ha dodici anni, vive con suo padre nella loro fattoria, il loro è un rapporto difficile, non si parlano quasi per niente, vivono le loro vite che scorrono su due binari paralleli che forse non si incontreranno mai, perché loro dolore invece di unirli li ha allontanati in modo quasi irreversibile.

Nei pomeriggi assolati e caldi lui preferisce salire sulla collina vicina alla loro terra, in cima c’è uno strapiombo dove si gode un panorama mozzafiato, allora si mette seduto all’ombra della grande quercia e guarda verso l’infinito fino a sera.

Erano un po’ di giorni però che aveva notato la presenza di un cucciolo di cane solitario come lui, un meticcio pieno di pelo, dal color ruggine con una chiazza bianca sul petto e il muso nero come la pece.

Se ne stava a distanza di sicurezza e osservava per tutto il tempo Carter con occhi limpidi e curiosi ma non si azzardava a avvicinarsi, forse perché non aveva avuto delle belle esperienze con gli umani.

Carter dal canto suo lo ignorava, era quasi infastidito da quella presenza, sembrava non importargliene niente, era troppo preso dai suoi pensieri.
La cosa andò avanti così per un bel po’ di tempo.

Un giorno come tanti altri Carter salì come al solito sulla collina, il tempo prometteva temporale ma lui se ne fregò altamente, al limite si sarebbe inzuppato, la cosa per lui non faceva differenza.

Lasciò suo padre che lavorava nei campi e raggiunse la sua quercia, si sedette e iniziò a vagare con lo sguardo verso l’orizzonte cupo. Il cucciolo come al solito se ne stava dietro un cespuglio e non si perdeva un solo movimento del ragazzo.

Non passò neanche una mezz’ora che iniziò a venire giù un temporale di quelli forti, si sentiva solo lo scoscio forte della pioggia e rimbombo dei tuoni, ma Carter e il cucciolo rimasero al loro posto incuranti di tutto.

A un certo punto echeggiò un tuono più forte degli altri che fece quasi tremare la terra, il cucciolo scatto in piedi e corse verso il ragazzo, inizio a mordergli l’orlo dei pantaloni e ad abbaiare come un forsennato, si allontanava brevemente come ad indicargli una direzione e poi ritornava a mordergli i calzoni e abbaiare.

Dapprima il ragazzo cercò di allontanarlo, ma quando vide che il cucciolo non smetteva allora capì che forse voleva fargli capire qualcosa e iniziò a seguirlo.

Iniziarono a correre come forsennati perché la direzione che indicava il cucciolo era quella della fattoria, più si avvicinavano e più Carter capiva che c’era qualcosa che non andava, lo assalì una terribile ansia, quasi gli mancava il respiro, arrivati dietro la casa vide il padre riverso in terra immobile.

Un fulmine aveva colpito l’uomo, però era ancora vivo, Carter corse in casa e chiamò subito il numero di emergenza, sempre con il cucciolo alle calcagna che non lo mollò mai per un istante.

Come tutte le belle favole anche questa finì bene, il padre si salvò, e da quel giorno riuscirono a ricostruire il loro rapporto, ma la cosa più bella fù che Carter e Roddy, così lo chiamò, diventarono inseparabili.

Roddy riuscì a placare i tormenti di Carter, vissero tutta la vita insieme nutrendosi l’uno dell’amore dell’altro, non ci fu giorno della loro esistenza che non stessero insieme, perché quello che può darti un cane nessun umano riuscirà mai a dartelo.

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Pubblicato da scrignodipandora

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