‘Inedita’: sul grande schermo la vita di Susanna Tamaro

di Cinzia Marongiu

Sbarcare su un altro pianeta senza salire nella navicella di Elon Musk tra faticosi preparativi e costi proibitivi? Oggi si può. Basta guardare “Inedita” e immergersi in un modo di vivere insospettato e insolito, denso di poesia e di piccole grandi magie che solo la natura è capace di compiere ma che spesso i nostri occhi non sanno più cogliere.

Un pianeta dove anche i dolori più atroci, come quello di non essere capiti dagli altri e di risultare degli sconosciuti perfino ai propri genitori, riescono a trovare una luce capace di indovinare un’uscita di sicurezza in extremis.

Un pianeta abitato da uno strano folletto biondo e minuto. Occhiali, capelli corti, tantissime passioni, dalle arti marziali all’apicoltura, e una sola vocazione assoluta, che più che altro somiglia a un bisogno esistenziale impellente e cioè la scrittura.

Quella di Susanna Tamaro, una delle scrittrici italiane più lette di tutti i tempi, autrice di “Va’ dove ti porta il cuore”, caso editoriale da 18 milioni di copie vendute nel mondo, è una storia che andava raccontata perché troppe sono state le falsità che l’hanno circondata e preceduta, aggiungendo sale a ferite antiche. “Su di me sono state dette una quantità infinita di cose pessime, cattive, stupide, calunniose perché sono una persona mentalmente diversa dalle altre e questo si paga in maniera altissima. Per 30 anni ho fatto una fatica terribile a recitare la parte di Susanna Tamaro. È stato un vero calvario e quindi ho deciso di interromperlo. Voglio riuscire a mostrare la vera persona che sono e che sono sempre stata”.

E ci riesce benissimo in questo bel documentario, diretto da Katia Bernardi, prodotto da Gioia Avvantaggiato per la Ga&A e presentato alla Festa del Cinema di Roma, perché la Tamaro ti prende per mano e ti costringe a guardare il mondo attraverso l’ingenuità e la genuinità a volte disarmante dei suoi occhi chiari.
Impari così che può capitare come è successo a lei di scoprire di avere la sindrome di Asperger a 50 anni suonati e di renderti finalmente conto che tutto quello che ti è costato una fatica enorme, tutto ciò che ti ha regalato lo stigma della diversità e della diffidenza, ha una motivazione precisa: “Io avrei il carattere di Gianni Morandi , ma la sindrome di Asperger, scoperta dopo una vita in cui i medici non mi avevano dato risposte, blocca la mia socialità. Mi sento sempre fuori posto. Chi soffre di questa sindrome è terrorizzato dalle occasioni pubbliche e per questo, ad esempio, risulto sempre così rigida e innaturale in televisione”. Nel film si vedono ritagli di giornale con titoli a dir poco offensivi, al limite della crudeltà e si capisce perfettamente come una persona indifesa per dna, come la Tamaro non abbia avuto scampo di fronte a tanto accanimento. “O reagisci e denunci o ti ritiri dalla vita pubblica come ho fatto io”.

Ed è proprio il suo ritiro, oltre che la sua anima, che la Tamaro ha aperto in questo film (dal 10 novembre al 20 dicembre visibile sulla piattaforma ItsArt) così intimo e a tratti struggente nel quale ha ripercorso a ritroso le tappe importanti della sua esistenza insieme all’amica di una vita, la sceneggiatrice Roberta Mazzoni.

Anche quel loro rapporto così diverso dai canoni convenzionali, così atipico da non essere inquadrato in nessun “contratto” sociale, per anni ha alimentato malignità e pettegolezzi che oggi, alla luce di un racconto così diretto e sincero, appaiono ancora più meschini. Di certo quello con la sceneggiatrice milanese che accetta di vivere con Susanna mettendo ordine al caos nel quale era ridotta la sua vita, è un grande rapporto di amore.

La Tamaro non risparmia niente di sé, racconta di quando, abbandonata dalla sua famiglia, si ritrova a vivere quasi come una barbona, incapace di pensare ai bisogni più materiali e banali, come, ad esempio, fare la spesa. “Roberta è un’amica del cuore che da milanese ha messo ordine nella mia vita. Se non ci fossimo incontrate, sarei finita in Africa a aiutare i bambini o mi sarei ammazzata”.

Ne viene fuori il ritratto di una donna fragile ma determinata, fuori dagli schemi e divertente. Appassionata di biciclette, sciatrice, tiratrice al poligono, entomologa. Una donna che ti fa ubriacare di libertà solo a guardarla vivere. Inedita, appunto. (FONTE: spettacoli.tiscali.it)

*Immagine Ansa