La collina dei lunghi fucili

DI HORION ENKY

La collina dei lunghi fucili era lì, davanti a lui, come sempre immobile nel percorso della storia; storia di un dì che non ricordo, ma ben visibile nelle mie memorie, quella di un giovane che, come tanti, all’alba era già sveglio per un nuovo giorno.

Cuore di giovane, immerso nei propri sogni, nel ricordo di un amore lasciato a casa per un ideale di libertà; pronto, con l’orgoglio in mano, a combattere per quelli altrui, ma, nella sua mente, in quel momento, c’erano soltanto le dolcezze del suo amore per lei, che amava immensamente.

Non pensava alla battaglia in attesa, non sapeva se quel giorno sarebbe stato un giorno di gloria oppure no. Non pensava a ciò! Non sapeva che chi avrebbe dovuto affrontare sarebbe stato un altro ragazzo come lui, che, probabilmente, condivideva gli stessi suoi pensieri e non faceva che immaginare il proprio amore lontano, alla sua stessa maniera. Memorie confuse turbavano le percezioni di una vita non ancora vissuta.

I suoi ricordi non erano molti, soltanto quelli di un giovane ancora inesperto, un ragazzo che non sapeva nulla della vita, tuttavia riponeva la sua fiducia in quello che gli avevano insegnato a credere.

Nella cronaca della storia, quel giorno avrebbe potuto essere uno come tanti, di cui il ricordo non si sarebbe soffermato in alcuna memoria, ma non per lui! Si trattava di un giorno speciale, anche se, purtroppo, non avrebbe avuto la gioiosa opportunità di festeggiarlo, così lontano dalla propria terra natia: era il compleanno di lei, il compimento dei suoi 18 anni e, sfortunatamente, lui avrebbe vissuto la vicinanza dell’amata esclusivamente in un sogno a occhi aperti, in modo tale da poterle esternare l’impetuosità del suo amore, perlomeno idealmente, un sentimento così immenso da condurlo a volerle donare la propria vita.

Quanti ragazzi stavano crescendo in fretta; troppo, per la loro età adolescenziale, attesi da un vero campo di battaglia, non simulato, come quando, da bambini, si affrontavano per gioco, cadendo a terra e morendo, per poi rialzarsi e riprendere a correre più veloci di prima.

Distanti dalla fantasia, avrebbero messo il loro destino in mano alla sorte in agguato, dove l’odore della polvere da sparo si sarebbe mischiata a quello del sangue, cosicché divenire un unico acre fetore di morte. Ma come avrebbe potuto pensare alla guerra, quando il suo cuore pieno di ardore, con tanta voglia di vivere, stava palpitando unicamente per amore?

Nella sua mente solo un grido echeggiava” Amore, amore” e più la pensava, più sentiva scoppiare il proprio cuore. I suoi occhi erano spalancati nel vuoto e le sue orecchie non udivano alcun rumore o voci.

Pareva che ciò che dapprima osservava e sentiva fosse svanito nel nulla e che la realtà da cui si era allontanato fosse soltanto un incubo angosciante da rifuggire, affinché potersi rifugiare nella fattoria di famiglia, a poche miglia fuori del paese.
Come fosse un mattino qualunque, udiva la voce della propria madre che lo chiamava, mentre, per tutta la casa, si espandeva la tipica fragranza della colazione.

Alla voce materna, con un balzo era giù dal letto per assaporare la prima colazione e, successivamente, si apprestava, in compagnia del proprio padre, a lavorare per tutta la giornata nella fattoria; la consueta occupazione che scandiva la sua giovane vita.
Ma, fortunatamente, ogni dopo cena c’erano gli amici e, il sabato sera, la festa nella piazza del paese, dove si ballava.

Là, si incontrava con Ann: bella, parimenti ai fiori risplendenti al sole della prateria. Nei suoi ricordi, erano vive le mille corse fatte insieme a lei, prima di rincorrersi tra i prati e, sfiniti, cadere a terra, sempre tenendosi per mano; dopodiché, sdraiarsi sull’erba per guardare le stelle nel cielo e baciarsi… Quel primo bacio, impresso nella memoria, tanto intenso e mai dimenticato… , le sussurrava .

Seppure immerso nel suo sogno a occhi aperti, improvvisi squilli di tromba ridestarono la sua attenzione e unicamente allora prese atto dell’illusione appena vissuta. Catapultato nuovamente nell’assurda atmosfera reale, si rese conto che, in un grande baccano, tutti i suoi compagni si muovevano forsennatamente, allo scopo di partire in marcia, armati di fucile, con destinazione il campo di battaglia poco distante.

In breve tempo, i due schieramenti avversari erano posizionati l’uno di fronte all’altro; soldato grigio contro soldato blu, ma , in effetti, si palesava solo molta, troppa gioventù. Urla e grida proclamarono l’inizio della battaglia.

Sparò un colpo, senza prendere la mira, dato che non era intenzionato a uccidere un proprio simile, ma, di contro, la pallottola che centrò il suo cuore era partita dall’arma di chi non aveva suffragato il suo proposito e, mentre la vita lo abbandonava, un foglio stretto nel pugno, assieme alla canna del fucile, volava via con la sua anima.

A mia volta, mi trovavo lì… Quel foglietto mi capitò fra le mani, pertanto ho voluto raccontarvi la storia di un ragazzo, che, prima di partire per un’altra vita, aveva dedicato questa poesia al suo giovane amore lontano:
Ciao, mio piccolo amore,
com’eri bella quel giorno in cui t’ho incontrata.
Scusami ancora, se, per nascondere la mia timidezza,
sorridevo e restavo li fermo ad ammirare la tua bellezza,
perdendomi nei tuoi occhi colore del mare.
Mentre parlavi, gesticolavi con le mani,
facendo si che, con le mie, s’incontrassero,
per allontanare la distanza che ci separava,
mentre i tuoi lunghi capelli biondi ondeggiavano
come il grano mosso dal vento, innanzi essere mietuto
e una lieve brezza
disperdeva il tuo profumo di freschezza d’acerba ragazzina.
Sì, mio giovane, primo amore.
Sei entrata nella mia vita,
strappandomi, dalle radici, il cuore,
per farmi, di te, follemente innamorare.
Nei miei ricordi, oggi l’aria profuma del tuo sapore
e la mia mente ti sta pensando, mio innocente fiore.
Il nostro amore, fatto di sogni di due ragazzini,
che han pensato di vivere insieme, per l’eternità,
sai che mai morirà.
Quell’ultimo tuo sogno, giovane eroe, quel breve attimo di vita, è volato via e nessun libro mai lo racconterà. Forse rimarrà una medaglia, in ricordo della Collina dei lunghi fucili… In onore di un’esistenza terrena, che non avrebbe voluto, tanto presto, morire.

Immagine tratta dal web

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