La delusa curiosità

DI ROBERTO BUSEMBAI

La curiosità è madre del desiderio e spesso è proprio lei l’antagonista di ogni sogno è a lei ci affidiamo con tutte noi stesse sicure del suo materno coraggio.

Sono curioso per natura e per diletto, non c’è cosa che non mi interessi, fin da bambino ho avuto questa “madre” interiore e a lei mi sono sempre affidato nelle mie avventure, ho sempre voluto scoprire cose nuove o meno e tutto dovuto proprio alla forza di questa curiosità immane.

Certo nel tempo ho saputo dosare questo impeto, ma non poi più di tanto, quel tanto che le forze sia fisiche e morali me lo concedevano, ho tenuto salda la bandiera del conoscere ad ogni costo e del sapere più che potevo.

Questa premessa per far capire quanto un uomo attempato, che cammina male, che si porta dietro dolori alle ossa, di cui l’udire diventa un optional e il vedere è consentito solo con appositi occhiali da vicino e pure adesso da lontano, un uomo, con tutto questo e forse altro ancora, possa essere dominato dalla forte curiosità tanto da gettarsi a capo fitto in un’ennesima “avventura”senza nemmeno batter ciglio.

Ieri con la mia piccola auto, il guidare è l’unica cosa che mi permetta ancora la libertà di muovermi e agire, sono partito prestissimo dalla mia città e ho raggiunto in quasi due ore di viaggio, Genova ovvero Nervi, che poi altro non è che la prossima periferia di questa grande e nobile città Ligure, celebre ancora per la natia patria del navigatore Cristoforo Colombo, per visitare la famosa rassegna di fiori e piante, Euroflora.

Ero memore di questa manifestazione che avevo visitato circa 12 o 13 anni fa e della quale ero rimasto grandiosamente entusiasta e illuminato, tanto da dover così ripetere a distanza di tanti anni quell’incanto e quel sogno.

L’impianto della fiera è stato deciso quest’anno di collocarlo quasi tutto all’aperto, usufruendo dei famosi Parchi di Nervi, un insieme di parchi di antichi possedimenti privati di nobili famiglie che il comune di Genova ha poi rilevato nel tempo.

Un impianto botanico a cielo aperto e a ridosso del mare, con piante e vegetazione dalla forza quasi pionieristica di poter svilupparsi in un ambiente così spesso martoriato dalle furie delle tempeste marine e dai venti incessanti che il mare stesso agita e trasporta.

Qui la natura ha fatto davvero la sua guerra con la natura stessa, un esempio di come le piante si adattino e si prodighino per il mantenimento della loro vita e della loro stessa natura.

La lunga camminata tra queste piante, tra questi alberi è così allegoricamente imbandita dalle varietà floreali e ortive che natura stessa produce, il tutto meticolosamente impiantato creando scenografiche rappresentazioni e presentando una vasta varietà di colori e tipologie davvero invidiabili.

Ma…..sono uscito, naturalmente stanco e davvero distrutto, anche per colpa della situazione meteo che ha voluto infierire notevolmente e accanitamente su noi visitatori inondandoci di pioggia a non finire e vento freddo, una giornata primaverile assolutamente dal carattere invernale, ma, dicevo, sono uscito molto deluso e quasi abbattuto.

La fiera che avevo visto anni or sono, che si svolse se non erro, in vicinanza del porto di Genova, aveva un carattere di fiducia nella terra e nelle piante, una rivalutazione e riscoperta della vegetazione sia floreale che ortiva, fu un grande osanna alla natura, un ritorno da parte dei giovani che riscoprivano in essa il vero futuro della vita umana.

L’approccio con il quotidiano, lo scorrere dei giorni con la precisa volontà di salvaguardia di tutto ciò che la terra, per sua natura, ci offriva.
Quello che ho visto quest’anno mi è parsa la decadenza di tutto ciò che si era proposto anni or sono, un gramo sforzo di sostentamento, non so se dovuto alla pochezza delle idee o alla miseria che la natura stessa ci sta offrendo.

Uno smantellamento naturale dove la sopravvivenza delle piante, dei fiori ecc è circoscritta in impianti di casse, quadrati di legno dove viene posta una parte di terra e fatto fiorire o maturare o crescere (tipo bonsai) il prodotto, così visibilmente bello e nobilmente da fare “arredo” tanto da poterlo trasportare in ogni dove e in ogni momento, dimenticandosi della madre terra e della sua origine.

La cosa che mi ha fatto davvero rabbrividire, oltre l’umidità e il freddo, un impianto di cassette di legno, tutte allineate, a rappresentare i vari parchi e zone protette della nostra penisola, ognuna con la sua targa d’identificazione e mappa dei propri siti, ma nelle cassette non c’era altro che terra, tutta uguale in ognuna, terra e anche di quella quasi sabbiosa, un deserto.

Il brivido mi ha preso pensando proprio a queste faunistiche zone, a questi parchi come quello di cui ho più conoscenza, quello di Migliarino, dove da anni si sta verificando quella desertificazione dei favolosi pini tanto da far piangere il cuore e l’anima, lasciando visibili tronchi spezzati rivolti al cielo e vuoto sabbioso intorno.

Tanti progetti, alcuni direi quasi assurdi, quasi incomprensibili, alcuni (a mio ignorante parere) un luccicar per le allodole…..ma in fondo se vogliamo davvero leggere tra le righe, e poi non tanto tra le righe, la natura è ormai orfana della terra stessa e vaga nel disperato e ultimo tentativo di trovare qualcuno che l’adotti.

Abbiamo tolto dalle gabbie degli zoo, gli animali, ma a mio parere vi abbiamo rinchiuso le piante e i fiori, e quelle piante secolari che dominano il Parco di Nervi vi chiedete cosa potranno mai pensare di questa “innovazione” che certo e sicuramente non arriverà mai a eguagliarle!

In questa bellissima regione, in questo incanto di Liguria, fortunatamente, una sola cosa, ancora, viene coltivata comunemente e come sempre, e come sempre offre il suo indiscusso colore, profumo e sapore, il basilico!

©® Copyright foto di Roberto Busembai

 

Pubblicato da scrignodipandora

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