La grande scissione

DI ANTONIO MARTONE

Tutto si disgrega e si frammenta. Le famiglie sono normalmente composte da membri sfuggenti, chiusi su sé stessi, che sempre meno si riconoscono in un progetto comune.

E così le comunità di amici, le relazioni sentimentali, sempre più legate ad accordi occasionali, opportunistici e superficiali, le comunità di palazzo e di quartiere, e così pure quelle territoriali degli antichi paesi.

Se la frammentazione è ormai la regola degli ambienti affettivi, inutile parlare delle intese nel mondo del lavoro, dove politici cinici hanno imposto le regole della deregulation e della precarietà generalizzata, fra Stati, fra comunità politiche sovranazionali, fra partiti, fra membri dello stesso partito.
La ragione strumentale regna incontrastata e ciò che è detto oggi non vale domani.

La frammentazione più pericolosa fra tutte, però, è quella che si verifica all’interno dell’Io: la coscienza dell’uomo è ridotta ormai ad un riflesso fugace di un’emozione istantanea.

L’uomo è scisso al suo interno, preda di forze ignote che lo trascinano verso direzioni imprecisabili e spesso contrastanti fra loro.

Le passioni umane che la dialettica occidentale, da Platone ad Hegel, intendeva disciplinare all’interno di una razionalità più o meno compiuta, proprio in virtù di quella razionalità, rivelatasi alla fine disgregatrice, ha ceduto il posto al cavallo nero, senza più redini, delle pulsioni incontrollate.

Non si vede la fine di questo processo, né dove questo stesso processo potrà condurre..
Tuttavia, è questa la questione fondamentale che una filosofia ed un’antropologia seria dovrebbero porre oggi come lavoro preparatorio e propedeutico a qualsiasi altra analisi.

Pubblicato da scrignodipandora

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