La #pandemia sui social: un indigesto polpettone di parole in libertà

di Gerardo D’Amico

Una testata nazionale continua a proporre le opinioni su #pandemia e misure di #Sanità pubblica di gente qualunque, ma molto nota in alti campi.
Secondo loro questo deve fare la libera stampa, dare voce alle diverse visioni del mondo, e chi non lo fa si inchina al pensiero unico.
Il che sulla carta sembra nobile e ragionevole, nei fatti è aprire un dibattito iper uranio ammantandolo di dignità perché si dá spazio a opinion leader o gente stimata, da alcuni, nel loro settore. La motivazione è che le scelte fatte in nome della pandemia impattano sulle libertà personali e sul modo di vivere in una democrazia.
Allora mi chiedo perché non ospitare in prima pagina un dibattito altrettanto impattante sulle libertà personali e il modo di vivere democratico sui tanti obblighi a cui siamo sottoposti, e che certamente limitano le nostre democratiche libertà: la patente per guidare, la laurea per esercitare una professione che la richieda, il casco in moto eccetera.
Perché dovrei essere tenuto a dare degli esami, sottoponendomi al giudizio di un docente o di una commissione, per fare il dentista? E perché dovrei avere un brevetto, per guidare un aereo? E che male faccio al prossimo, se decido in piena responsabilità, di non indossare la cintura in auto? E perché mi sequestrano la moto se non metto il casco?
È stato già detto, e mi scuso per ripeterlo: ma lo stesso ragionamento vale per I signori nessuno che scrivono su quel giornale blaterando di libertà personali calpestate, shoa, oggi un economista parla di scientismo e sinistra prona ai dictat dei medici.
Quanto vale l’opinione di un filosofo, di uno storico medievale, di un economista, ma anche di un farmacologo che sempre oggi se ne esce che la #epidemia finisce ad Ottobre, come doveva finire la scorsa estate secondo lui ed il suo collega anestesista del virus clinicamente morto?
Vale quanto la mia o la vostra, quell’opinione, se non abbiamo passato qualche decennio a studiare epidemiologia ed igiene.
Ma nè io nè voi saremo contattati dal prestigioso giornale nazionale ad esprimere le stesse erroneità, perché non è la sostanza ad interessare quella testata, ma il clamore ed i click che portano pubblicità e soldi.
Anche questo è stata e continua ad essere questa pandemia social: un indigesto polpettone di parole in libertà, che purtroppo in 140mila non potranno più ascoltare perché sottoterra. E di parecchi che in un modo o nell’altro ci hanno fatto i soldi.
Qualcuno di quelli che hanno spero tanto in modo definitivo cosa sia il Covid19 magari aveva anche speso le centinaia di euro per “immunizzarsi” con la lattoferrina: finalmente l’Autoritá ha ritirato lo spot con cui veniva pubblicizzata, ingannevole.
Nel frattempo, due Università, Tor Vergata e Sapienza, avevano assicurato che funzionava, facendo poi marcia indietro.
Una prece.
#pandemia  #epidemia  #Sanità

Pubblicato da scrignodipandora

Sito web di cultura e società