La pianta notturna

DI ANTONIO MARTONE

 

Era nata in maggio collocata in una posizione ideale: aveva il sole proprio davanti e le sue compagne non potevano far altro che invidiarla. Eppure, non era mai riuscita a sentirsi una pianta fortunata e, man mano che cresceva, sentiva forte perfino il disagio per la sua posizione. Ciò che la infastidiva di più era il sole che la feriva e anzi le bruciava gli occhi. Il suo corpo, con il sole sempre davanti, era secco e grinzoso mentre lei aveva soltanto desiderio di notte.

Fu così che decise di cambiare la sua vita. Di giorno proteggeva il suo corpo: le foglie si arrotolavano su se stesse e la sua delicata corolla si chiudeva per proteggere le parti delicate dell’interno. Si sentiva meglio. Si sentiva bene. Per questo, decise di vivere soltanto di notte.

E così, quando tutti dormivano e quando i colori della luce erano spenti, la pianta apriva i suoi vivacissimi fiori, lasciando che il suo profumo penetrasse nel sentiero di campagna nel quale era nata. Era tranquilla nella sua solitudine. Quando il buio era fitto e le voci della giornata s’erano acquietate, mostrava tutta la sua bellezza a qualche animo insonne che passasse di li.

Di notte, non temeva che qualcuno potesse minacciarla. Non aveva più timore della forza del sole e alle sue sorelle diceva sempre che considerava quel disco rosso in cielo troppo forte e violento per poterci parlare.

La sua vita scorreva tranquilla e le notti d’estate si susseguivano l’una dopo l’altra. Era felice e i suoi colori erano raggianti ed illuminavano la notte. Accadde però – si era già ad ottobre – che le notti divennero fresche pian piano e poi sempre più fredde: la pianta riuscì sempre meno ad aprire i suoi fiori. Non aveva voluto trovare un’intesa col sole. Non aveva voluto.

Aveva scelto di vivere di notte ma le notti del mondo non sono tutte uguali. Avvenne così che la pianta perse la forza dei colori e i suoi fiori avvizzirono fino a cadere uno per uno ai piedi del suo fragile fusto. Morì in una notte di novembre quando una folata di vento terribile, e già quasi gelato, la investì con una forza che lei non aveva mai conosciuto.

Urlava forte quel vento, ormai dimentico dell’estate passata, strappando il suo corpo da quel triste terreno che la sua vita aveva profumato e allietato nel corso delle belle giornate d’estate.

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