La soglia della perdizione

DI ELISABETTA DE MICHELE

 

Quella porta scricchiolava producendo un suono che era pura tortura per l’orecchio umano, ma a Jenny questo non importava.
Era un antro verso il buio più fitto di sempre, ma a Jenny non importava.
Rappresentava il confine che nessuno mai avrebbe voluto oltrepassare, ma anche questo a Jenny non importava.

Da quando ne aveva varcata la soglia pochi giorni prima, non riusciva proprio a farne a meno: ogni notte, nulla poteva dissuadere la sua voglia di ripetere il piacere e il tormento provato dall’altra parte di essa, la bramosia di rivedere il lato ossessivo verso cui conduceva.
Al di là di quel varco era come osservarsi di traverso, nel vero senso del termine: era come vedersi ossessivamente riflessi in due specchi angolari posti ai lati, destro e sinistro.

Se non hai mai provato a specchiarti in questo modo, ti consiglio di farlo, e con insistenza: è un’esperienza straordinariamente raccapricciante in cui sembra di scorgere la parte più oscura del proprio essere. È lì, tacita, che ti osserva, e tu finalmente la vedi, ti accorgi di lei.
Al di là della porta non ci si ferma a questo, non soltanto si scorge la propria parte oscura, ma si può vedere attraverso i suoi occhi, e, soprattutto, ci si vede come lei ci vede.

“Chi sono io? Quale? Cosa devo guardare? Come devo guardare? E come devo guardarmi?” Jenny sentiva queste domande scorrerle nelle vene ogni volta che si trovava al di là di quella dannata porta, e ora le sente anche al di qua. Vede innumerevoli occhi puntarle addosso: gli occhi di ciò che è, di ciò che è stata, di ciò che avrebbe potuto essere, di ciò che ha sempre negato di essere.
“Chi sei tu”, sembrano domandarle tutte quelle improbabili sé stesse. Nessuna risposta.
E come accadrebbe se in cielo ci fosse più di una stella polare, il marinaio ha perso la sua rotta; così Jenny si è persa. Ha perso sé stessa, o, forse, ne ha trovate molte di più.

Di sicuro noi abbiamo perso Jenny; è rimasta al di là della porta.
Jenny è pazza? Pazza o no non importa, di sicuro non a lei.
Certamente Jenny è qui, almeno fisicamente, dalla nostra stessa parte dell’uscio; soltanto non è più in sé. È pronta a tutto pur di passare la soglia, e questa volta non vuole farlo da sola. Il suo scopo è portare chiunque alla perdizione, quella dell’io. Anche te, che ora ne sei a conoscenza.
Jenny vuole per il tuo cielo le due stelle polari.

La sua missione è portarti al tuo sguardo di traverso.
Inutile non crederci.
Inutile nasconderti.
Jenny ti troverà.
È pazza? Non importa, o almeno non a lei. A te dovrebbe.
Non salvare Jenny. Per lei è tardi. Salvati. Forse, se hai letto queste righe, sei ancora in tempo. O forse, faresti bene a perderti.

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