L’acqua brillante

DI GIOVANNI BOGANI

 

“La minestrina, come l’è bona” dicevi, negli ultimi tempi. La minestrina era l’ultima frontiera dei tuoi cibi. Solo brodo, un po’ di pastina dentro. Non c’erano le lische, come nel pesce, a rischiare di soffocarti. Bietole, minestrine, pastina, capellini: mangiavi un cibo già tutto passato al setaccio, quasi una soluzione fisiologica, solo che era nella scodella e non nel flacone della fleboclisi.

Anni prima, ordinavi con più coraggio. Al bar, chiedevi sempre l’acqua brillante. L’acqua brillante: chissà se esiste ancora. Forse sì, come la cedrata, la spuma al bitter e l’amaro Unicum, quello nella bottiglia tonda. Esistono, ma se ne sono perse le tracce. Chiedevi l’acqua brillante, con una scorza di limone. Sono sicuro che ti piaceva per il nome. “Brillante”, intelligente, non banale. Ti piacevano le persone brillanti, quelle che in una conversazione avevano uno sprint improvviso, un’accelerazione, davano gas e andavano oltre la curva, a raccontarci paesaggi che non avevamo visto. L’acqua brillante faceva sentire un po’ “brillante” anche te.

Alla fine della cena, ti piaceva un’insalata, “per pulirti la bocca”. Ti piaceva quella espressione: quelle foglie di lattuga, con olio e sale, purificavano. Pulivano dal barbaro avventarsi sulla pasta al sugo, sul pollo arrosto, sul polpettone. Pulivano dai sughi densi di olio fritto, cipolla e burro, che a casa nostra scorrevano a fiumi, per poi sistemarsi nelle nostre arterie, colesteroli di tutto il mondo, unitevi!

Del colesterolo non sapevi niente, ma ti piaceva quell’espressione: pulirsi la bocca. Lavarsi dal peccato, il peccato di quella carne sugosa che portavi quasi ogni giorno in tavola. E che forse nemmeno ti piaceva: lo facevi per me, per darmi il meglio. Ti stupiresti, se sapessi che qui in questa cucina, in questo quarto piano sul silenzio, di fette di carne non ne approdano da anni. Non ho neppure mai pensato di diventare vegetariano: semplicemente, è accaduto.

Acqua brillante, e bitter Campari. Mi raccomando, dicevi, bitter Campari! Non Campari soda. Il bitter aveva la sua eleganza, il Campari soda era roba da parvenus. Amavi il bitter Campari, e il vermouth, il Martini, di quale colore non so. Ma il vino, quello doveva essere sempre bianco. Il vino rosso ti ricordava i fiaschi impagliati, tuo padre, il dopoguerra, la pesantezza della miseria. Il vino bianco, invece, era leggero ed elegante, leggero come un refolo di vento nei capelli.