L’ansia è un’emozione utile?

di Nadia Piras (psicologa)

L’ansia è uno stato emotivo spiacevole caratterizzato da una sensazione di apprensione e di preoccupazione, accompagnata da tensione corporea e da aumentata vigilanza, per qualcosa che minaccia il benessere psicofisico della persona.

Fa parte, insieme alla paura, della risposta automatica di “attacco o fuga”, ossia quella attivazione del sistema nervoso autonomo che si presenta quando percepiamo una minaccia e che prepara l’organismo ad affrontarla in modo veloce ed adeguato.

La paura è una risposta che si manifesta in presenza di un pericolo imminente e si riduce velocemente quando l’evento minaccioso ha termine. L’ansia, invece, riguarda la previsione di un pericolo potenziale, una minaccia che si può presentare nel futuro, meno identificatile, più generica. L’ansia allerta l’organismo per le possibili conseguenze negative di quell’evento valutato come minaccioso e altamente probabile.

Lo stato emotivo ansioso può essere accompagnato da comportamenti di evitamento di alcune situazioni che si ritengono generino ansia e/o da comportamenti che si ritengono possano ridurla. Inoltre, come precedentemente accennato, l’ansia comprende un’attivazione neurovegetativa che comporta alcune modificazioni, tra cui: aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e della sudorazione, iperventilazione, maggiore tensione muscolare, nausea.

Si tratta di un’emozione universale che in molte circostanze è utile e adattiva.

Una moderata attivazione neurovegetativa, infatti, ci aiuta a rispondere efficacemente ad una situazione percepita come minacciosa, incrementando l’attenzione, la concentrazione e la ricerca di una soluzione al problema. È quindi utile un certo grado di ansia quando ci si prepara o si deve affrontare una prova, per esempio un compito scolastico, un esame universitario o un colloquio di lavoro, perché incrementa la motivazione e consente di impegnarsi e di concentrarsi sul compito. Tuttavia, un suo livello eccessivo influenza negativamente le prestazioni, avendo un effetto opposto e rendendo difficile attingere alle proprie risorse per eseguire il compito o l’attività che richiede impegno.

L’ansia diventa un problema di cui occuparsi quando la qualità della propria vita ne risente, ossia quando interferisce significativamente con le proprie attività, i propri obiettivi, le relazioni sociali, il lavoro o la scuola, e si avverte una forte sofferenza emotiva. Questo si verifica quando si sperimenta ansia intensa, frequentemente e per lunghi periodi. In tali circostanze, vi è la tendenza a sovrastimare la pericolosità di un evento o oggetto, e quindi vi è un’attivazione ansiosa troppo elevata rispetto alla reale minaccia a cui si è esposti.

Quando la nostra capacità di adattamento si riduce, ossia non riusciamo più a scegliere flessibilmente il nostro comportamento a causa dell’eccessiva ansia, a lungo andare sentiamo di non avere un sufficiente controllo sulle nostre emozioni e a valutarci come non efficaci nel gestire diverse situazioni di vita, con ripercussioni anche sulla nostra autostima e sul nostro umore.

Da Nadia Piras Psicologo

Pubblicato da scrignodipandora

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