Le sedie, quanti ricordi e cosa ci racconterebbero se potessero parlare

DI DOLORES BIASIOLO

Certo… che se, andassimo nei castelli, nelle case antiche, disabitate, dove sono state presenti o nei mercatini, dove le abbiamo portate a reinventarsi una nuova vita …
e ci fermassimo un’istante ad ascoltare il loro bisbiglio sussurrato silenziosamente, ci parlerebbero di loro, raccontandoci un sacco di storie delle loro vite precedenti.

Che siano di una forma, di una firma, di un colore, di un materiale piuttosto che di un altro, ci accompagnano in queste vite e in quelle future.
Una sedia, puoi vederla come parte di arredo, classica, moderna, di un colore freddo, caldo, grigia, trasparente, vivace, storica vintage, di materiale prezioso, povero, forte, duro, flessibile, pieghevole; ricoperta o morbida.

A seconda delle nostre necessità ed esigenze!
Una sedia lavorata, scolpita.
Di paglia, sono le mie preferite, mi danno calore ed emozione.
Sembra quasi,  di poter sentire i pensieri di chi le ha intrecciate.
Lavorata, intrecciata con corda e paglia.

La paglia palustre, che profuma di fieno e di mare, di foglie di laguna, di pannocchia, di corda o di paglia di Vienna, le più preziose, lavorate dal giunco.
Ne ho voluta prendere una per la scrivania quando mi sono sposata.
Ricordo anche le sedie di paglia, fatte a mano minuziosamente dagli artigiani del posto acquistate per la nostra prima cucina, che emozione!

Alle sedie di paglia, dove si sedevano i nonni, che erano a capotavola nelle grandi famiglie.
Erano fatte appositamente per loro, ed erano sempre più grandi delle altre, quasi a sembrare un trono e guai a sedersi noi bambini…
Mi ricorda il nonno… Austero…come fosse il Re…

Invece la nonna, dolce, dondolava nella sua sedia a dondolo.
Seduta in quella sedia, cuciva, rammendava, lavorava a ferri e dopo il pisolino estivo, ci radunava come una chioccia, con il suoi pulcini e sempre dondolandosi, accompagnata dalle note musicali dello scricchiolio del legno, ci raccontava favole e filastrocche nonchè indovinelli.

Ricordo anche le estati dagli zii, dove andavamo in trattoria “allora chiamate osterie”, dove tavoli di legno piccoli e spessi erano circondati da sedie impagliate di legno pesantissimo.
Ci si radunava con parenti ed amici mangiando formagella salata, salame e pane biscotto cotto a legna, con un buon bicchiere di vino rosso. Noi bambini aranciata o limonata.
Un lusso… quanti ricordi!

Ora, invece, pensiamo ad una sedia di uno scrittoio, chissà quante lettere all’amata o importanti scritti d’affari o di quanti manoscritti di scrittori!
Sedie per studiare, per riposarsi, per mangiare, per radunarsi in famiglia per fare festa, per ascoltare la messa della domenica e scambiarsi il segno di pace.
Una sedia per chiacchierare, per pensare o guardare l’orizzonte infinito, per ispirarci o per aspettare la persona amata e sognare ad occhi aperti.

Una sedia per ballare, stupire, recitare un monologo in teatro.
Anche se non vorremmo.
Una sedia di ospedale dura e scomoda, mentre facciamo compagnia … una sedia in una sala d’aspetto di un ambulatorio, una sedia per fare compagnia ad un anziano.
Una sedia per un concerto o in mezzo alla folla di uno stadio rumoroso o una piccola pieghevole, per pescare, ascoltando l’acqua di un ruscello.

Una sedia sdraio per ammirare e ascoltare il mare…
Tante, tantissime sedie per ritrovarci Ora…
Possono essere antiche, moderne, brutte, belle, di designer, di varia forma…
Quello che conta è l’uso che vogliamo farne.
Ci accompagnano, ci aiutano a stare in compagnia a conviviare.

Da quelle più piccole che ci regalano a quelle più grandi, di tutti i giorni…
Ed a quelle della vecchiaia… che ci aiutano a guardare fuori dalla finestra… ad aspettare …
Qualcuno che si sieda vicino sempre insieme a noi!

Immagine free pexels

Pubblicato da scrignodipandora

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