L’importanza della Gentilezza, oggi ancora più di ieri

di Maria Teresa Di Maio (psicologa/psicoterapeuta)

Nel 2022 sembra essere scomparsa non solo la parola ma anche il comportamento che ne deriva.

Parliamo della Gentilezza, intesa come cortesia, amabilità. Significa trattare noi stessi e gli altri con dolcezza, con rispetto.

Nell’espressione del comportamento rivela l’attenzione e l’essere prezioso di ogni vita, di ogni essere umano. È quella sensibilità verso gli altri che comprende anche l’empatia.

Oggi forse più di ieri è importante parlare di gentilezza, di altruismo di sostegno verso l’altro diverso da me.

L’essere gentili aumenta la cooperazione tra gli individui e ha effetti positivi sia nelle relazioni personali sia a livello sociale.

A livello personale si manifesta come un senso di benessere, di soddisfazione che manda impulsi positivi al nostro cervello. Se ci si sofferma a riflette al nostro ultimo atto di gentilezza sicuramente ci tornerà in mente un senso di pace, un umore positivo e quel sorrisino sul viso che compare quando siamo felici. Può stimolare il rilascio di serotonina e ossitocina, riducendo così paura e ansia.

Per gli adolescenti, essere gentili può aumentare l’autostima che in questa fase della vita spesso viene compromessa da atteggiamenti sbagliati sia di coetanei che di adulti.

Quando parliamo di “atti” di gentilezza parliamo anche di piccole cose: fare una carezza ad un bambino, aiutare qualcuno con pacchi o oggetti ingombranti, portare il caffè ad un collega.

In una ricerca condotta ad Oxford, i ricercatori dell’Università, hanno recentemente scoperto che possiamo aumentare i nostri livelli di felicità quando siamo gentili sia verso le persone con cui abbiamo legami stretti, sia verso le persone con cui i nostri legami sono deboli (ad esempio, la famiglia o gli estranei). Anche osservare gli altri compiere atti gentili e, soprattutto, essere gentili con noi stessi, può renderci più felici.

Si è più felici quando l’atto compiuto viene spontaneo e non quando è obbligato.

Ora potrebbe nascere spontanea una domanda, una di quelle classiche: ma nasciamo gentili o possiamo diventarlo nel tempo?

Diversi studi hanno dimostrato che l’impulso biologico della gentilezza è  presente sin dalla nascita (siamo una specie che ha bisogno gli uni degli altri per sopravvivere e portiamo in noi un’impronta biologica di questo fattore), anche se successivamente  l’ambiente circostante e i comportamenti che si sviluppano attorno a noi sin da piccoli potranno influire in maniera positiva o negativa sul ‘gene della gentilezza’.

I ritmi sempre più frenetici della società attuale, i comportamenti di prevaricazione, aggressività e arrivismo oltre agli effetti negativi possono addirittura inibire lo sviluppo della gentilezza.

Al contrario, chi è gentile genera gentilezza e una buona disposizione in chi gli sta intorno.

Pertanto impariamo ad essere gentili con noi stessi coltivando il nostro impulso biologico e soprattutto troviamo il modo di essere gentili con gli altri.  Ne ricaveremo una sensazione di benessere fisico e psichico prevenendo stati di stress e ansia.

Vantaggi questi ultimi non certo da sottovalutare.

Infine teniamo bene a mente che essere gentili non significa essere deboli o addirittura servili. Significa sapersi relazionare con intelligenza e buona disposizione d’animo. Qualità di questi tempi in via di estinzione.

]Immagine Pixabay

Pubblicato da scrignodipandora

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