L’importanza della scuola, patrimonio da conservare

DI FRANCO FRONZOLI

Cari studenti, vado in pensione

È l’incipit di una lettera inviata da una professoressa, Anna Sturlese,al Corriere della Sera.

Da questa lettera, si trae la passione per l’insegnamento, la dedizione,  l’amore  per gli studenti.

42 anni trascorsi dietro la cattedra con davanti studenti dopo studenti, in una sequenza interminabile .

Auguri professoressa.

Ci sono “ mestieri “ che dovrebbero essere svolti gratis, se si potesse, perché la migliore retribuzione è la soddisfazione.

Io, per esempio, mi sarei accontentato di vitto e alloggio, tutto all’interno di una università.

L’insegnamento è empatia, comprensione, reciprocità di insegnamento, poiché, anche gli studenti possono essere fonte di insegnamento per i loro insegnanti.

La scuola è quel luogo in cui si cresce, in cui si forma il futuro, in cui il più bel profumo che si dissolve nell’aria, proviene dalle pagine dei libri.

La scuola italiana, è troppo schematica,  ci vorrebbero più ore dedicate al dialogo, al confronto.

Avrei voluto fosse inserita tra le materie di studio :  l’esperienza. In pratica, la diffusione delle esperienze, qualsiasi siano, come fossero dei disegni di vita, da guardare, commentare, fare propri e trasmettere.

Avrei voluto insegnanti più sorridenti e meno arcigni, più libertà che severità, più libero pensiero.

Utopia ?

Forse.

La mia scuola era presidiata dal cipiglio di professori intransigenti, impazienti, esigenti.

Le materie , non venivano “ insegnate “ , ma “ imposte “ . Il professore, nella simbologia di allora, (sono trascorsi un po’ di anni ormai), si presentava con le mani sui fianchi ed il petto in fuori.

La cosa più bella e attesa, era la campanella di fine lezione, vissuta come una boccata di ossigeno, dopola  permanenza in un involucro di “ diossina “ .

Esagero è vero, ma non ho mai ritenuto che quel l’insegnamento fosse educativo, per me.

Più che la riflessione, si esigeva la memorizzazione, non si insegnava il “ dialogo “ .

Ho sempre rispettato, se non amato , coloro che nell’insegnamento mettevano la pazienza, la comprensione, il metodo, ma soprattutto, ho amato chi era in grado di dispensare il … sorriso.

Essere insegnanti, per come vedo io l’insegnamento, è come passeggiare in un campo di fiori multicolori.

Una soave musica che accompagna la lettura, gli esercizi, il tempo.

Insegnare vuol dire anche imparare perché ci si trova davanti ad uno scambio di passioni, di conoscenze,  di esperienze di vita differente ed ognuna, a suo modo, preziosa.

La scuola, come la sanità,è la colonna portante del cammino verso un radioso futuro.

Entrambe penalizzate da «gnomi» della conoscenza, della lungimiranza.

Quelli che avrebbero scritto “ squola “ .

Ebbene sì, vorrei essere stato chiuso in una scuola, con il benefit del pranzo,  della cena, dei libri e dei vestiti, cose che non mi sono potuto permettere.. 

Solo ogni tanto, a farmi felice, sarebbe basata una

… libera uscita!

Immagine tratta dal web

Pubblicato da scrignodipandora

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