Lorenzo Delleani, paesaggio montano in Valle d’Aosta

DI ILARIA PULLE’DI SAN FLORIAN

Il pittore piemontese Lorenzo Delleani – il suo paese, Pollone, in provincia di Biella, gli tributa un doveroso omaggio intitolandogli la piazza principale, tuttora sede del Comune – acquisisce i primi insegnamenti stilistici presso la rinomata Accademia Albertina di Torino, sotto la guida dei maestri Carlo Arienti e Cesare Gamba.

Inizialmente interessato soprattutto a soggetti storici e scene di genere, matura un proprio stile particolare ed espressivo, che unito ad una caratteristica abilità gli permetterà di ottenere numerosi e prestigiosi riconoscimenti.

La vera svolta della carriera avviene, però, intorno al 1874, quando espone alcune delle sue opere presso l’ambito Salon di Parigi, tanto che appena pochi anni dopo, in ossequio ad un principio di trasformazione sempre più impellente, arriva a modificare il proprio stile pittorico dedicandosi a nuovi temi come quelli paesaggistici.

Prende forma, in tal modo, una nuova attenzione alla realtà quotidiana, prevalentemente incentrata sulle eventuali modalità di rappresentazione, e al fine di comprenderne l’evoluzione, occorre tenere conto dello specifico periodo in cui si snodano i suoi carriera e percorso culturale e artistico.

Sono gli anni in cui, a Parigi, nasce il movimento impressionista, in cui i nuovi soggetti raffigurati beneficiano, talvolta esigono, la modalità di resa en plein air, finalmente possibile grazie alla conservazione dei colori in tubetti di stagno, in grado di essere trasportati.

Delleani ne rimane effettivamente piuttosto colpito, sposandone l’ipotetica causa di una coinvolgente attrazione.

L’opera proposta, Paesaggio montano in Valle D’Aosta, un dipinto di dimensioni limitate, appena 34×44 centimetri, come spesso rientrava tra le preferenze dell’artista, il quale amava concentrarsi su opere di estensioni minimali, mostra i consueti cromatismi brillanti ad appannaggio delle predilezioni dell’autore, e risale al 1903, quindi agli ultimi anni di vita del Delleani, il quale scompare nel 1908.

Rispetto a rappresentazioni precedenti, come quelle dei paesaggi montani della fine dell’Ottocento, compare una innovativa luminosità, tendente a raffigurare spazi di cielo ampi e vedute di monti imponenti e dominanti.

L’artista, evita di sovraccaricare l’immagine attraverso l’incombente presenza di edifici oscuri e adombrati, preferendo concentrarsi su ampi sentieri dai forti colori, in cui scarni alberi e sparuti fiori, peraltro accompagnati da appena accennate figurine antropomorfe, non inficiano una lineare sensazione di diretta essenzialità.

L’osservatore resta coinvolto da una immagine reale ed esplicita, priva di inutili orpelli, simile ad una istantanea pittorica atta a fotografare quanto risulta di visibile e vivibile.

Una sorta di subitaneo invito ad accettare la scena, evitando di poterne congetturare astruse interpretazioni ed improbabili storie, al contrario foriero di subitanea sincerità in un’ottica di quasi scontrosa lealtà…

Paesaggio montano, Valle d’ Aosta (non datato)
Olio su cartone (34 x 44 cm)
Milano – Collezione della Fondazione Cariplo

Pubblicato da scrignodipandora

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