L’uccello dall’ala ferita

DI ANTONIO MARTONE

 

Notte inquieta
E tenebre fitte sotto il tappo del cielo
Ma tu devi volare
Volare da un albero all’altro
Ogni notte occorre riandare
Alla ricerca del mare
Ondeggiare
Inseguito dall’ala
Con cui già nascesti ferito

Senza casa il tuo volo
E senza foglie d’alloro
Schivo d’ombre e di rami il tuo volo
Di rami spoglio troppo pesanti
Il tuo altopiano è tracciato
Da gocce di sangue caduto
A bagnare
A nutrire quel terreno canuto

Tu devi volare
Abbarbicato all’ala ferita
Come alla compagna più tenera
Nulla fa più parte di noi
Fosti tu a dirmelo un giorno
D’un’ala eternamente ferita

Riposare dovresti ma temi la notte
Raggiunger la vetta
Oh quanto vorresti
Sarebbe la pace
Quella pace che mai conoscesti
Ma di cui sentisti
Tanto spesso sentisti parlare

Il riposo mi hai detto
Appartiene a coloro soltanto
A coloro che non hanno nel cuore
Non hanno nel cuore la cresta del mondo
Né hanno nel corpo nascosta
Un’ala ferita
Già presente
Già presente in quell’uovo lontano